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Sangermano: «Ecco perché non mi candido a sindaco di Prato»

di Redazione Prato

	Il magistrato Antonio Sangermano
Il magistrato Antonio Sangermano

Il magistrato, di cui è stato fatto il nome come possibile “civico” del centrodestra, ringrazia ma declina l’invito

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PRATO. Grazie ma no, grazie. Si potrebbe parafrasare il testo di una canzone di un paio di anni fa di Willie Peyote in calce a una lunga nota diffusa oggi, 31 marzo, dal magistrato Antonio Sangermano, ora capo del Dipartimento giustizia minorile del Ministero, per spiegare che non si candiderà a sindaco di Prato.

"Apprendo dalla lettura dei giornali che sarei stato proposto da alcune forze politiche di centrodestra quale candidato per le elezioni a sindaco di Prato, e che tale ipotetica candidatura avrebbe suscitato un acceso dibattito sulla mia persona e dei dissensi nella stessa coalizione – scrive Sangermano – Ho svolto a Prato la bellissima funzione di Pubblico Ministero e sono stato per un periodo Procuratore della Repubblica facente funzioni. E’ stato un onore. Amo Prato e sono convinto che questa meravigliosa città, così aperta e piena di spirito di intrapresa e creatività, abbia un profondo bisogno di onestà e competenza, rigore morale e legalità, rilancio dell’economia e sicurezza, tutela dei diritti (dei lavoratori) ed adempimento dei doveri (fiscali, ambientali, civici). Ma ciò affermo, non già in un’ ottica politica o di delegittimazione verso alcuni, tantomeno partiti o personalità politiche, ma piuttosto sulla scorta della mia esperienza di magistrato, laddove fui proprio io a coniare la definizione di “Sistema Prato”, per descrivere quel torbido intreccio di potere e malaffare, interessi economici e corruzione, organizzazioni criminali, anche straniere, e metodi “mafiosi”, intimidazioni ed omertà, evasione fiscale, insicurezza e sfruttamento sul lavoro, che le investigazioni, passate ed attuali, hanno fatto, almeno in  parte, emergere, definizione questa che naturalmente non esaurisce nè identifica la complessa realtà di Prato, composta da persone perbene. Nella mia vita ho sempre adempiuto ai miei doveri, con onestà ed equilibrio.

Ritengo che non possa esistere una società di soli diritti, vecchi o nuovi, ma che il dovere e la responsabilità debbano costituire anch’ essi il fulcro dell’esistenza e dell’impegno civico, a tuti i livelli. Penso che una persona non sia mai riducibile al suo errore e che non debba esserci rigore senza umanità, che il finalismo educativo della pena sia il fulcro etico dell’ art. 27 della Costituzione ed altresì che la responsabilità individuale non possa essere diluita nell’indistinto sociale, attraverso una meccanismo di regressione all’ infinito e di socializzazione delle colpe. Sono convinto che il giustificazionismo, il nichilismo, il relativismo e la “teologia della forza” siano alla base delle condotte devianti di tanti giovani e di una complessiva decadenza della società, e che la Politica abbia l’ immane compito di consegnare alle nuove generazioni ed a tutti i cittadini  una speranza ed un futuro nonchè di individuare soluzioni concrete per risolvere problemi reali. La sicurezza sociale è la premessa per l’ esercizio dei diritti; senza sicurezza, non ci sono diritti, ma solo la legge del più forte. Credo anche che coloro che hanno assunto un incarico pubblico abbiano il dovere di portarlo a termine, con serietà, onore, abnegazione ed impegno, non perseguendo piccole ambizioni personali, ma agendo sempre e solo nel supremo interesse della Repubblica, della comunità e dei cittadini tutti. Vi deve essere sempre massima coerenza tra narrazione pubblica e comportamenti privati, tutti i rappresentanti istituzionali devono inderogabilmente osservare le regole della correttezza e trasparenza, della sobrietà, del rigore etico, del rispetto. La legalità è innanzitutto un dovere morale. Il protagonista del bellissimo film di Sorrentino “La Grazia” mostra come la complessità e la profondità del pensiero, il dubbio, il sentimento del dolore, debbano prevalere sul semplicismo, sulla narrazione mistificatoria, sulla superficialità seduttiva ed estetizzante del vuoto e della inconsistenza. Chiudo assicurando che mai ho avuto la tentazione di trasfondere i miei fermi convincimenti etici ed il mio orientamento culturale in giurisdizione. Mai.

Forse qualcuno condivide i miei valori ed ha ritenuto di potere individuare in me il candidato giusto per fare il sindaco Prato; ne sono onorato, ringrazio ma continuo a svolgere il mio lavoro. Non ho titolo alcuno per dare lezioni né è mia intenzione farlo. Ho solo inteso precisare alcune coordinate valoriali che mi appartengono, per non alimentare equivoci, visto il dibattito pubblico sulla mia persona. Vado avanti per la mia strada, senza condizionamenti, da uomo libero e forte, con profonda fede nella giurisdizione, nella legalità, nello Stato, nell’ “umanesimo integrale”. Esprimo massimo rispetto per tutte le forze politiche».

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