Prato, omicidio ai giardini: arrestato un diciannovenne. Il movente? La “supremazia sul territorio”
È accusato di aver ucciso un trentottenne nel maggio 2025 ai giardini di via Baracca. Era già stato fermato un diciassettenne che poi è stato assolto
PRATO. Quattro misure cautelari per l’omicidio maturato nella rissa ai giardini tra via Corridoni e via Baracca. A nove mesi da quel pomeriggio di sangue, la Procura di Prato guidata da Luca Tescaroli imprime una svolta all’inchiesta sull’aggressione costata la vita a un trentottenne albanese, Vladimir Lleshi, colpito al petto con un cacciavite l’8 maggio 2025.
In carcere un 19enne
La Squadra Mobile ha eseguito un’ordinanza del giudice per le indagini preliminari nei confronti di quattro giovani connazionali della vittima, di età compresa tra i 19 e i 23 anni. Per il diciannovenne si sono aperte le porte del carcere; un ventiduenne è finito ai domiciliari; per un ventenne è scattato l’obbligo di dimora nel comune di Montemurlo; per il ventitreenne, già detenuto per rapina e lesioni aggravate commesse nel 2023, è stato disposto l’obbligo di dimora a Prato.
Al più giovane vengono contestati rissa e omicidio. Agli altri tre è contestata la rissa aggravata dall’esito mortale e dalle lesioni riportate da uno dei partecipanti. La ricostruzione degli inquirenti restituisce la dinamica di uno scontro annunciato, maturato in un clima di rivalità e tensioni crescenti all’interno della stessa comunità.
Cosa è successo quel giorno
Quel pomeriggio di primavera, nei giardini pubblici della zona ovest, si fronteggiano due gruppi: da una parte due giovani che si presentano armati di cacciavite e taglierino; dall’altra quattro connazionali, tra i quali la vittima, gravata da precedenti per rapina, latitante dopo una pesante condanna. La colluttazione esplode tra calci e pugni, in pochi minuti degenera. Il trentottenne viene raggiunto da un fendente al torace: la lama improvvisata penetra fino al ventricolo sinistro. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Prato, muore nonostante i tentativi dei sanitari di tamponare la ferita cardiaca.
Nella rissa rimane ferito anche il ventiduenne, che riporta un trauma cranico con tumefazioni alla regione orbitaria destra e al naso. Sei, in totale, le persone coinvolte nella contesa violenta.
Una settimana dopo finì in manette un diciassettenne del branco. Venne accusato del delitto. Nel corso del processo davanti al Tribunale dei minori il pubblico ministero chiese dodici anni di carcere. In realtà, il giudice lo ha assolto. Non era stato lui ad ammazzare Lleshi, ma l’amico di 19 anni ora finito in carcere.
Il movente
Il movente, secondo quanto ricostruito nell’ordinanza, affonda in una miscela di provocazioni, offese, gelosie e rivendicazioni di “supremazia sul territorio”. Dinamiche da gruppi giovanili antagonisti, cresciute in un contesto di marginalità e relazioni deteriorate, che hanno alimentato un’escalation culminata nell’omicidio.
