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Giani promette soldi per lo stadio di Firenze e Prato alza la mano: «Ci siamo anche noi»

di Paolo Nencioni
Giani promette soldi per lo stadio di Firenze e Prato alza la mano: «Ci siamo anche noi»

La presidente Asmaa Gacem: «Se le risorse ci sono per la Toscana, quando verranno sbloccate quelle per la nostra città? Vogliamo sederci a un tavolo»

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PRATO. Se ci sono fondi pubblici per completare lo stadio di Firenze, allora potrebbero esserci anche per rinnovare quello di Prato.

In questi giorni Asmaa Gacem, la giovane ed entusiasta presidente del Prato sta giocando due partite: una apparentemente più semplice, l’altra un po’ più complicata.

La prima riguarda la capienza dello stadio Lungobisenzio, che da quando lei è arrivata non basta più. Il Prato in campionato va molto meglio dell’anno scorso, anche per merito suo, e il limite di 2.000 spettatori spesso ha lasciato fuori una parte dei tifosi. Altre piazze in Serie D questi numeri se li sognano, ma non era difficile prevederlo in una città di 200mila abitanti. Dunque da settimane il Prato è in pressing sul commissario straordinario Claudio Sammartino e sulla Commissione di vigilanza sui pubblici spettacoli per ottenere un aumento della capienza. Secondo il Prato basterebbero pochi lavori per arrivare al risultato, fondamentalmente il ripristino delle cancellate su via Firenze e pochi altri accorgimenti, tra cui la presenza dei vigili del fuoco. «Un lavoro di tre giorni per il fabbro» taglia corto Asmaa Gacem, che dice di aver depositato la richiesta in Comune e di di averla protocollata. «La commissione ci ha detto che avrebbero risposto dopo l’Epifania – dice Asmaa Gacem – Dunque non penso che si possa far niente per la partita dell’11 gennaio, magari per quella del 25. Mancano solo 8 partite interne, ma sarebbe bello». Intanto nei giorni scorsi i tifosi hanno affisso un grande striscione allo stadio per sollecitare una risposta in tempi rapidi.

La partita più complicata riguarda invece la ristrutturazione generale del Lungobisenzio. Qui non si tratta di buttarlo giù e rifarlo nuovo, ma la recente uscita del presidente della Regione Eugenio Giani, che si è detto disponibile a mettere soldi pubblici (15 milioni?) nel caso la Fiorentina non contribuisse ai lavori per lo stadio di Firenze, ha suscitato anche gli appetiti di Prato.

«Se ci sono fondi stanziati per progetti già avviati (15 milioni per il Palazzetto dello sport di Pistoia, altri per il Franchi di Firenze) è bene saperlo, perché anche Prato fa parte della Toscana, anche noi alziamo la mano e vorremmo sederci al tavolo per parlare – dice Asmaa – Quella delle risorse della Regione è una novità per tutti. Ora che lo sappiamo vorremmo sederci a un tavolo col presidente». Venerdì sera lo aveva scritto anche su Facebook: “Al netto delle polemiche, la domanda sorge spontanea: quali sono le tempistiche previste per l’adeguamento strutturale del Lungobisenzio tramite fondi regionali/statali? Se le risorse ci sono per la Toscana, quando verranno sbloccate quelle per la nostra città? Attendiamo fiduciosi un calendario lavori».

E anche sulla pagina del Prato è uscito un post simile: «Fondi di coesione e sviluppo per gli impianti sportivi. Le parole del presidente Giani sono chiare: ci sono risorse disponibili e progetti già finanziati. L’Ac Prato alza la mano: “Anche il nostro stadio è una priorità!” Siamo pronti a fare la nostra parte per dare a Prato l’impianto che merita e pronti a sederci al tavolo. La seconda città della Toscana merita rispetto e strutture adeguate».

Il Fondo sviluppo e coesione – Sport e Periferie a cui si fa riferimento è un programma del governo italiano gestito dal Dipartimento per lo Sport, che stanzia fondi significativi per gli enti locali allo scopo di riqualificare, adeguare e costruire impianti sportivi, soprattutto in aree degradate, promuovendo inclusione sociale, sicurezza (adeguamento normativo, abbattimento barriere) ed efficienza energetica, con l’obiettivo di ridurre squilibri territoriali e supportare lo sport di base. Quando questi fondi furono stanziati per lo stadio di Firenze sorse il problema che Campo di Marte non può essere definita un’area degradata. Lo stesso vale per la zona di via Firenze dove sorge il Lungobisenzio. 

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