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Il caso

Prato, giovane operaio perde un occhio: «Racconta che sei caduto dalla bici»

di Paolo Nencioni

	Benouna Abdelghani durante il suo ricovero in ospedale
Benouna Abdelghani durante il suo ricovero in ospedale

Infortunio sul lavoro mascherato da incidente: ora ha sporto denuncia

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PRATO. Da oltre due anni un giovane operaio marocchino non ci vede più dall’occhio sinistro per colpa di un infortunio sul lavoro che è stato fatto passare per un incidente in bicicletta. È la storia di Benouna Abdelghani, 26 anni, una storia emblematica di bugie e di sfruttamento che è emblematica delle condizioni in cui lavorano tanti stranieri nel distretto pratese e non solo.

L’incidente è accaduto il 27 luglio 2023 in via Galcianese. Benouma Abdelghani lo ha raccontato in una denuncia-querela presentata nel dicembre 2024 che finora non ha portato all’individuazione dei responsabili di quanto gli è successo. Nella denuncia Benouma dice di essere stato alle dipendenze di un connazionale che si occupa della raccolta del ferro vecchio. Ovviamente in nero.

In quella calda mattinata di fine luglio viene spedito a smontare un telaio in una vecchi azienda tessile in via Galcianese, ma durante le operazioni una molla schizza dal macchinario e lo colpisce all’occhio sinistro. Il titolare della ditta, quello che lo fa lavorare senza contratto, non ci pensa due volte: lo carica in macchina e lo porta al pronto soccorso dell’ospedale, ma durante il tragitto lo avverte che non dovrà parlare di un incidente sul lavoro, dovrà dire di essere caduto dalla bicicletta e di essere stato soccorso da un passante che lo ha lasciato davanti all’ospedale. In cambio, il connazionale gli promette un risarcimento di 5.000 euro e di prendersi cura di lui una volta uscito dall’ospedale.

Benouma Abdelghani non sa che in un caso del genere 5.000 euro sono spiccioli. Non sa che si può tutelare raccontando la verità, e così accetta. La ferita non è uno scherzo. Il referto parla di “trauma cranico con plurime fratture maxillo- facciali con ferita lacera contusa al bulbo oculare e perdita di sostanza”. Il giorno dopo il giovane marocchino viene portato a Careggi e sottoposto a un intervento chirurgico che però non riuscirà a salvare la funzionalità dell’occhio.

Per un anno, racconta ancora l’operaio, il suo datore di lavoro gli ha pagato vitto e alloggio, poi ha smesso e si è reso irreperibile. Forse ha pensato di essere ormai al sicuro e che l’altro non lo avrebbe più denunciato. Benonuna Abdelghani è rimasto con un pugno di mosche, è stato costretto a chiedere ospitalità a un amico a Signa e non ha nemmeno i soldi per comprarsi le medicine. A dicembre dunque ha deciso rivolgersi all’avvocato Giuseppe Nicolosi per denunciare quanto gli era successo, ma finora non è mai stato convocato in Procura per essere ascoltato.

Eppure nella denuncia-querela ha fatto il nome del suo datore di lavoro fornendo il suo numero di cellulare, e anche i nomi dei due operai che stavano lavorando con lui quando è successo l’incidente, con i loro contatti. «Mi sono reso conto che il mio titolare ha approfittato del mio status di irregolare e della mia ignoranza della legge italiana» ha scritto nella denuncia. Ora ha avviato anche le pratiche per ottenere un permesso di soggiorno. Potrebbe rientrare tra coloro a cui viene concesso per motivi di giustizia, anche se al momento non è in grado di lavorare e non ha un domicilio regolare.
 

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