Il Tirreno

Prato

Prato: verso il voto

Studente universitario con le idee chiare: chi è Iqbal, la speranza dei pachistani, verranno da Londra per votarlo

di Alessandro Pattume

	Muhammad Umar Iqbal insieme alla candidata sindaca del centrosinistra Ilaria Bugetti e la sala a lato
Muhammad Umar Iqbal insieme alla candidata sindaca del centrosinistra Ilaria Bugetti e la sala a lato

Candidato al consiglio comunale con “La forza del noi” che sostiene Ilaria Bugetti: «Tra dieci anni mi vedo a Bruxelles»

30 maggio 2024
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PRATO. In fondo alla discesa che porta alla sala da ballo del circolo di Coiano c’è un doppio cartello con una doppia fotografia. Quello in alto recita “Benvenuti” e alcune scritte in arabo si accompagnano alla foto di un giovane in jeans e camicia bianca. Il secondo, subito sotto, recita “Elezioni amministrative Prato 2024” e accanto alla foto dello stesso ragazzo, questa volta vestito in completo scuro, trova posto il simbolo della lista “La forza del noi” a sostegno di Ilaria Bugetti (Pd). Su entrambi c’è però lo stesso nome, quello di Muhammad Umar Iqbal, giovanissimo candidato al consiglio comunale che ritroviamo anche sul palco della sala da ballo, di fronte a centinaia di uomini di origine pachistana venuti a sentire un ventiduenne che vuole farsi carico delle aspettative di rappresentanza dell’intera comunità pachistana pratese e non solo.

La comunità pachistana

Umar Iqbal, dal canto suo, ha le idee molto chiare e la consapevolezza di avere un’occasione d’oro. «Il prossimo 8 giugno molti di voi andranno a votare per la prima volta e lo faranno per me: vi ringrazio», dice rivolto alla platea, per poi lanciarsi in una spiegazione in italiano e in urdu su come votare e sui documenti necessari per farlo. Più tardi, a parte, dirà: «La comunità pachistana ha sempre votato poco perché non si è mai sentita rappresentata: adesso sanno che ci sono io, sanno dove trovarmi, sono qui perché vedono una speranza». La speranza è quella di trovare un interlocutore nella politica cittadina che porti avanti le istanze della comunità pachistana, i cui numeri sono in aumento da anni. Ma non solo. Umar Iqbal non vuole essere solo il primo candidato in consiglio comunale della comunità pachistana, vuole diventare il punto di riferimento anche per la comunità indiana, bengalese e marocchina. Per questo motivo, dice, «ho fatto il giro dei centri culturali islamici della città»: le istanze di cui si fa portavoce appartengono ad una fetta di abitanti che non si limita alla comunità pachistana. Il permesso di soggiorno e la cittadinanza italiana, il diritto alla casa e allo sport, i centri religiosi riconosciuti. Le elenca dal palco velocemente e ci ritornerà anche più tardi.

L’Università

Già rappresentante d’istituto al Gramsci-Keynes, Umar Iqbal frequenta “Relazioni internazionali” alla facoltà di Scienze Politiche di Firenze e confessa che tra dieci anni si immagina in qualche ruolo di rilievo a Bruxelles. Intanto lavora all’Urp di piazza del Comune e collabora come mediatore culturale a Firenze. È proprio in questa veste che è nata l’idea sui permessi di soggiorno. «Vorrei che Prato diventasse capofila di una sperimentazione in cui il rilascio dei permessi di soggiorno non faccia più capo alla Prefettura ma al Comune – racconta – Questo permetterebbe di snellire le procedure e l’immigrazione smetterebbe di essere trattata come un problema di ordine pubblico. Quando ero piccolo le ho fatte anch’io le file notturne insieme a tante altre persone e bambini: se Prato vuole essere simbolo di multiculturalità non può far patire questo agli immigrati che lavorano».

I temi

E poi c’è il diritto alla casa, contro le discriminazioni di ogni sorta. «Il Comune potrebbe fare da garante con i proprietari delle case, che temono che gli immigrati non ce la facciano a pagare l’affitto, e inserire le comunità nella graduatorie delle case popolari», spiega. E infine c’è il discorso sulla cittadinanza, che spiegherà a margine della giornata. «Per prendere la cittadinanza italiana ci vogliono vent’anni – esordisce – mio padre è arrivato a Prato nel 1996 ed è riuscito ad ottenerla solo nel 2016. Cinque anni se ne vanno solo per lo sfruttamento lavorativo iniziale, poi servono dieci anni di residenza continuata e altri cinque per le pratiche. Per questo ho ripetuto più volte che il voto è un diritto – conclude – che bisogna andare a votare se vogliamo cambiare le cose». Lo ha ripetuto molte volte, insieme allo slogan “Uniti nel cambiamento”, e per ribadire il concetto ha annunciato pure il rientro di una trentina di cittadini Aire dall’Inghilterra: prenderanno l’areo per tornare a Prato e votare Umar Iqbal.

La riunione

Di appelli al voto in italiano e in urdu, la sala da ballo del circolo di Coiano ne ha sentiti parecchi. Compreso quello di una delle poche donne presenti ma sulla cui presenza non si poteva lesinare, la candidata sindaca Ilaria Bugetti. Che ha parlato di come imparare l’uno dall’altro e lavorare insieme è una caratteristica comune di pratesi e pachistani. Anche il sindaco in carica Matteo Biffoni doveva partecipare alla presentazione ma non ha potuto essere presente e la sua assenza ha suscitato un certo malumore. A portare i suoi saluti è salita sul palco un’altra donna, l’assessora allo sviluppo economico. «Ho 48 anni e credo che della mia generazione siano pochi quelli che hanno entrambi i genitori nati a Prato – ha detto Benedetta Squittieri – Grazie alla vostra presenza, Prato diventerà una città ancora più importante». Applausi. La riunione si scioglie poco dopo in un aperitivo a base di stuzzichini e bibite gassate. Umar Iqbal è assediato dai sostenitori, stringe mani, si mette in posa, viene intervistato dai giornalisti pachistani. Poi la platea di uomini si avvia verso l’uscita.

Il voto

«Certo che le donne pachistane andranno a votare – risponderà più tardi Umar Iqbal alla nostra domanda – Arrivano in Italia con il ricongiungimento familiare e di solito non lavorano perché accudiscono i bambini, visto che non ci sono altri parenti e le baby sitter costano troppo, e poi si occupano della casa e della cucina mentre il marito è al lavoro. Mia madre per esempio sarà una di loro – conclude – È riuscita a ottenere la cittadinanza solo un mese fa: il suo primo voto italiano lo darà a me». Fuori dalla sala da ballo Farid Ghulam sta fumando una sigaretta. Il re del kebab pratese racconta che quando è arrivato a Prato ha vissuto per un periodo alle Fontanelle insieme a un suo amico, nato nella sua stessa città: il padre di Umar Iqbal. Per lui, in ballo sembra esserci qualcosa in più della semplice appartenenza alla comunità pachistana. «Credo che questa volta andranno a votare molte persone e che Umar vincerà – dice – Una trentina rientreranno addirittura dall’Inghilterra (hanno la residenza a Prato, nda). Perché se si deve giocare – conclude – dobbiamo farlo per bene».

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