Striscione “no gender” al liceo di Prato che consente la carriera alias
A segnalare l’accaduto anche numerosi studenti: gli insegnanti hanno presentato denuncia. Sopralluogo dei carabinieri
PRATO. Perdona loro perché non sanno quello che fanno...Stop Gender: è questa la scritta dello striscione attaccato nella notte tra martedì e ieri davanti alla sede di via Marini del Liceo Livi Brunelleschi. Una chiara contestazione all’iniziativa dell’istituto, unico a Prato, di garantire alle studentesse e agli studenti la possibilità durante il periodo scolastico “in transizione di genere” un’identità idonea al momento che stanno vivendo.Lo striscione è stato segnalato alle forze dell’ordine e ieri i carabinieri sono andati a scuola per un sopralluogo.
A denunciare l’accaduto anche numerosi studenti dal moment o che la scelta di garantire la “Carriera alias” era arrivata a seguito di un percorso condiviso lungo due anni e partito dalla richiesta di uno di loro.
«Appena siamo arrivati – spiega il professor Stefano Nigro, membro del consiglio di istituto – abbiamo visto lo striscione davanti alla sede centrale e abbiamo ritenuto opportuno chiamare i carabinieri. Al di là del messaggio che, personalmente, trovo aberrante questo gesto ritengo sia una forma di abuso».
Tra l’altro una rivendicazione che poco si comprende tra i docenti del liceo. «Non c’era stata nessun tipo di protesta rispetto alla scelta effettuata. E anche questa mattina alcuni di noi si sono confrontati con gli studenti più grandi, ovviamente non esprimendo subito il pensiero che avevamo, per capire come loro stessero vivendo la presenza dello striscione. Per la nostra scuola il confronto e la discussione su cosa accade intorno a noi è una realtà a cui siamo abituati e che portiamo avanti ben volentieri».
La serietà del progetto “Carriera Alias” è sostenuta da un regolamento curato dalla scuola, il primo di questo genere in città. Regolamento che garantisce «la possibilità di vivere – si legge nel testo – in un ambiente di studio sereno, attento alla tutela della privacy e della dignità dell’individuo, idoneo a favorire i rapporti interpersonali affinché siano improntati alla correttezza ed al reciproco rispetto delle libertà e dell'inviolabilità della persona».
Ma esattamente di cosa si tratta?Nei documenti interni della scuola e soprattutto la parte del registro e del compito in classe c’è la possibilità di utilizzare un alias mentre non si può intervenire sugli aspetti formali: così sia nella pagella che sul diploma quando vengono consegnati, contengono il nome anagrafico. Ed è così fino a quando non interviene il Tribunale con un atto preciso e formale.Anche se i documenti restano con il nome anagrafico fino al pronunciamento del Tribunale, è vero però che la persona che sta compiendo il percorso scolastico e si trova in transizione di genere con questo regolamento affronta il periodo di studio in modo più tranquillo.
«I ragazzi - aveva commentato la dirigente scolastica Maria Grazia Ciambellotti presentando la scelta – devono sentirsi accolti e devono vivere la relazione con gli altri in modo sereno e se questo può aiutarli tanto meglio. Con la prima persona che ha dato il via a questo percorso non ho avuto più contatti, ma ho saputo dai professori che la scelta e l’attuazione del regolamento ha avuto degli effetti benefici per la persona aumentando la propria tranquillità e migliorando il rendimento scolastico».
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