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Giustizia fai da te: sette cinesi accusati di odio razziale

Giustizia fai da te: sette cinesi accusati di odio razziale

Picchiarono un ladro albanese dopo avergli legato i piedi

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PRATO. Massacrarono di botte un ladro dopo avergli legato i piedi per impedirne la fuga. Per questo ora sette cinesi sono accusati di lesioni e violenza privata, con l’aggravante dell’odio razziale. Il giudice dell’udienza preliminare avrebbe dovuto decidere oggi, 13 aprile, sull’eventuale rinvio a giudizio dei sette, ma per quattro degli imputati, al momento irreperibili, ha rinviato tutto a novembre, mentre gli altri tre sono stati rinviati a giudizio nel processo che inizierà il 24 gennaio.

I fatti risalgono al 2016 e sono accaduti tra via Pistoiese e via Marini, nel cuore di Chinatown. Erano giorni di grande tensione nella comunità cinese a causa dei tanti furti e delle tante rapine di cui erano vittime gli orientali, tanto che qualcuno provò anche a organizzare ronde private.

Il ladro, un albanese, fu visto mentre entrava in un’abitazione sopra a un ristorante cinese. Il cuoco del ristorante, insieme ad altri connazionali lo aspettò sotto la finestra e lo immobilizzò legandogli i piedi con una fascetta. Seguì una scarica di botte da parte dei dipendenti del ristorante e forse anche da chi si trovò a passare sul marciapiede. L’albanese fu soccorso e portato in ospedale, mentre la polizia tentava di identificare gli aggressori. Nel frattempo il ladro è stato condannato per il tentato furto, ma ora saranno processati almeno tre dei sette che vollero farsi giustizia da soli. Il sostituto procuratore Antonio Sangermano chiese per loro anche l’aggravante dell’odio razziale, contestata dai difensori, tra cui Patrizio Fioravanti e Alessandro Fantappiè. 

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