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Aggregazioni, i fatti dopo le parole: il Gruppo Beste compra il lanificio Texco

“Matrimonio” d’interesse tra cotone e fibre nobili. Matteo Santi: "È un primo segnale per essere più forti sul mercato"


01 aprile 2022 Paolo Nencioni


PRATO. La Beste è passata dalle parole ai fatti. Questo il senso dell’acquisizione del lanificio Texco di Montemurlo da parte del gruppo con sede a Cantagallo, operazione ufficializzata ieri che dà vita a una società con circa 60 milioni di fatturato. Giovanni Santi, che insieme al fratello Matteo è al timone della Beste, predica da tempo la necessità delle aggregazioni nel distretto tessile pratese, una necessità su cui quasi tutti sono d’accordo a parole ma che spesso non si traduce nei fatti.

«Ecco, questo è un primo segnale – commenta Matteo Santi – Andiamo in quella direzione per essere più forti sul mercato».

Dell’acquisizione della Texco da parte di Beste si parlava da tempo ma finora non erano arrivate conferme. Ora l’affare è in porto e produrrà i suoi effetti a partire dal 1° settembre, quando i 30 dipendenti del lanificio di Montemurlo andranno a fare compagnia ai 185 dipendenti del Gruppo Beste, che così supera quota 200 diventando una delle aziende tessili più strutturate del distretto, certamente una della più in vista pur avendo il suo stabilimento principale nel comune di Cantagallo.

Di cifre per ora non si parla, ma Matteo Santi ci tiene a sottolineare che il lanificio Texco della famiglia Colzi gode di buona salute. L’abbraccio della Beste, dunque, non è stato un salvagente. L’accordo prevede il passaggio di personale, marchi e avviamento, oltre naturalmente ai clienti, ma restano fuori dall’intesa i reciproci debiti e crediti.

«Da parte nostra – spiega ancora Santi – è un rafforzamento per affrontare meglio le sfide del mercato e avere un peso specifico maggiore nei confronti dei clienti».

Beste e Texco, ognuno per la sua parte, frequentano da tempo lo stesso mondo, quello del lusso. La Beste sul versante cotoniero, Texco sulle fibre nobili (cachemire, lana, yak, anche seta). In altre parole sfornano prodotti complementari che presto usciranno dallo stesso forno.

«Oggi il mercato richiede non solo la bella collezione, quello in cui Prato è sempre stata all’avanguardia – dice Santi – ma anche l’attenzione alla sostenibilità, alla contrattualistica. I clienti chiedono capitolati, codici di condotta, tracciabilità. E noi dobbiamo essere in grado di fornirli. La forza dell’operazione che abbiamo fatto consiste nell’affiancare i prodotti Texco usando la nostra capacità industriale e ottimizzando la produzione». Per il momento i dipendenti della Texco resteranno nello stabilimento di Montemurlo, ma in futuro le cose potrebbero cambiare, è ancora presto per dirlo. La Beste ha da poco aperto un’unità produttiva anche in via Bologna, alle porte di Prato. In ogni caso le distanze non sono abissali e restano all’interno del distretto, un distretto che potrebbe seguire l’esempio di Beste e puntare sulle aggregazioni. Nei fatti, dopo tante parole.

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