Prostitute cinesi, i pratesi protagonisti del business
I retroscena dell'operazione "Piazza pulita". Sono 18 le abitazioni coinvolte, ecco come funzionava il sistema degli affitti. Tra gli indagati due grafici di un sito porno, un marito-pensionato, il factotum innamorato
PRATO. Tra gli indagati nell'inchiesta del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza c'è anche un pensionato che una prostituta orientale se l'era sposata. Un falso matrimonio in cambio di un po' di soldi e qualche prestazione sessuale gratuita per garantire alla donna di poter avere il permesso di soggiorno. Dopo il matrimonio ognuno dei due sposi era rimasto a vivere a casa propria e aveva continuato a fare la propria vita. A tenere i due uniti - tra l'altro ora in fase di separazione - più che l'amore erano rimasti "solo i doveri coniugali".
Chi sono gli italiani. Gli italiani denunciati nell'inchiesta sulla prostituzione in piazza Mercatale sono 16 (22 i cinesi) e sono coinvolti a vario titolo. A fare la parte del leone gli otto proprietari degli alloggi in cui si esercitava il meretricio ma non mancano altre figure che ruotavano intorno alle donne e alla rete di protezione per cui gli inquirenti coordinati dai magistrati Laura Canovai e Antonio Sangermano hanno ipotizzato il favoreggiamento e lo sfruttamento. L'inchiesta va avanti e, oltre agli otto appartamenti sequestrati, altri dieci sono già stati perquisiti e un'altra decina sono sotto osservazione. Le indagini vanno avanti e i finanzieri fanno appello ai pratesi che segnalino situazioni anomale nei loro condomini o nelle strade dove risiedono.
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Oltre al carabiniere, su cui si mantiene uno strettissimo riserbo e che avrebbe ottenuto dei regalie in cambio di "favori", sono coinvolti nell'indagine "Piazza pulita" i due grafici che seguivano il sito internet con cui si pubblicizzavano i centri massaggi e che offrivano tutta la propria professionalità senza risparmiare consigli. Tra i denunciati c'era un fiorentino che offriva la propria casa alle ragazze in cambio di un pagamento a prestazione (sembra tra i 10 e 15 euro) ma anche un pensionato, invaghito di una delle donne, che svolgeva la funzione di factotum.
Le indagini e l'analisi della documentazione e di tutto il materiale dell'inchiesta è ancora in corso. Decine di intercettazioni telefoniche e ambientali mettono in luce come in città non tutti provavano disagio per la così prostituzione diffusa. La sensazione è quella di aver tolto il coperchio a un pentolone in ebollizione e non si esclude che si possa ipotizzare per alcuni il reato di associazione a delinquere. Una rete fittissima di rapporti.
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I proprietari delle case. Le case sequestrate erano affittate con un contratto regolare da un prestanome. "Se viene fuori che sappiamo che in casa ci sono delle prostitute passiamo dei brutti quarti d'ora", dice in estrema sintesi a telefono una delle proprietarie confermando agli inquirenti che sì, era al corrente di cosa accadesse nel suo appartamento. Non sarebbe però la sola prova in mano agli inquirenti. Intercettazioni telefoniche e ambientali dimostrerebbero che per loro era impossibile non sapere cosa accadesse negli alloggi di proprietà per cui avevano stipulato un affitto a cifre un po' più alte del valore di mercato e con la consapevolezza che il pagamento sarebbe stato sempre puntuale e in contanti. Al momento non sarebbe chiaro se le cifre pagate erano tutte in bianco mentre emerge in modo chiaro che più volte alcuni tra i proprietari andavano personalmente, ed entrando all'interno, a riscuotere.
I conti delle prostitute. Cifre su cui lucravano le donne che gestivano le case. Le singole prostitute infatti pagavano in media 700 euro al mese per ogni stanza. Qualcosa in meno se le donne non erano belle e si prevedeva avrebbero avuto più difficoltà a trovare clienti. "Bruttina così meglio farla pagare 100 euro in meno", è una delle frasi intercettate dagli inquirenti. Una bella donna riusciva infatti a guadagnare anche 6.000 euro al mese, una poco affascinante assai meno.
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