Il Tirreno

Pontedera

La storia

Pontedera, Andrea e il calvario dopo il grave incidente: «La mia rinascita in un romanzo»

di Lorenzo Carducci
L'incidente e Andrea Infranca con il libro
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L'incidente e Andrea Infranca con il libro

Il 53enne ha rischiato di perdere la gamba, rimasta schiacciata fra due auto. Dopo 14 interventi, la protesi alla tibia: «Mi sono rialzato grazie alla mia famiglia, spero che il libro aiuti altre persone»

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PONTEDERA. «Spero che la mia esperienza possa essere d’aiuto per altre persone che si trovano in una situazione simile». Quella di Andrea Infranca, 53enne originario di Vigevano e residente da qualche anno a Pontedera con la famiglia, è una storia di autentica rinascita. Voluta, cercata, sofferta, conquistata con spirito di sacrificio e forza di volontà, dopo che un grave incidente ha rischiato di compromettergli la gamba destra, ponendolo di fronte a una sfida enorme. Una rinascita che ha sentito l’urgenza di raccontare in un libro, dal titolo “La mia seconda vita ha 42 giorni” e disponibile su Amazon.

L’incidente e i soccorsi

È la sera del 13 settembre del 2023 quando, da poco trasferitosi nella città della Vespa, Andrea è vittima di un incidente stradale dalla dinamica terribile. Una donna al volante della propria auto, risultata poi in stato di ebbrezza, perde il controllo del mezzo in via Diaz e finisce contro un altro veicolo in sosta, dando il via a un effetto domino di cui fa le spese lui. Mentre si trova vicino al bagagliaio della sua macchina, rimane col ginocchio schiacciato tra la sua auto e quella tamponata dalla donna.

Le ferite sono gravissime, parte la corsa in ospedale, un giorno e mezzo in rianimazione, «e poi un calvario di 44 giorni a Cisanello, un lungo viaggio all’inferno e ritorno» prosegue Infranca. Il piatto tibiale è completamente in frantumi e la gamba rischia l’amputazione. «Mi hanno operato per mettermi un fissatore» racconta. È il primo di 14 interventi chirurgici subiti. Durante i ricovero i medici lo sottopongono a terapie a pressione negativa, anestesie e operazioni.

Il racconto

«Sono tornato a casa il 27 ottobre 2023, con un fissatore a tre cerchi dalla coscia in giù, piegavo il ginocchio solo fino a 20 gradi. In più tutte le difficoltà possibili e immaginabili – continua Andrea –. Ci eravamo trasferiti da poco, io dopo 25 anni come operaio ero in disoccupazione per inseguire il sogno di diventare videomaker e anche mia moglie per stare dietro a me, con nostra figlia in prima media, ha smesso per un periodo di lavorare. Nel frattempo faccio un po’ di fisioterapia, mi aggiustano il fissatore per poi togliermelo a giugno del 2024. Ero libero, ma camminavo solo con le stampelle, piano piano faccio qualche progresso fino a quando da un controllo a gennaio 2025 si scopre che l’osso è andato in necrosi: ci sarebbero stati altri interventi da fare ma non ce la facevo più, così ho scelto la protesi, grazie all’osso di un donatore. Me l’hanno impiantata il 26 agosto 2025».

La data di un nuovo inizio, non senza ostacoli, tra scoliosi e dismetria, correndo ai ripari con plantari e tanta, tantissima fisioterapia, oltre a esercizi posturali e di rinforzo per la schiena.

«Oggi ruoto il ginocchio fino a 90-95 gradi, dagli ultimi controlli sembra tutto a posto. Fisicamente sono al 60-70% rispetto a prima dell’incidente ed essendo ripartito da zero mi sembra già tantissimo – dice Infranca commuovendosi –. Se mi sono rimesso in piedi è grazie a mia moglie Manuela, a mia figlia Caterina e ai miei suoceri, oltre ai parenti e agli amici che mi hanno sostenuto. Anche il personale dell’ospedale è stato eccezionale».

Il libro

Mentre riusciva uno sforzo alla volta a rialzarsi, Andrea ha pensato che valesse la pena lasciare una traccia di tutto quello che ha vissuto. «In tanti hanno iniziato a dirmi di scrivere un libro, ci ho pensato e mi son detto che sarebbe stata una bella idea – spiega –. Sia perché ho sentito l’esigenza di rielaborare personalmente la mia esperienza, sia per essere di supporto ad altre persone. Ho iniziato a scrivere tra aprile e maggio e in pochi mesi, di getto, sono arrivato a 214 pagine».

Un flusso autobiografico tra «emotività e resilienza», col titolo dedicato al periodo trascorso – 42 giorni appunto – tra l’arrivo a Pontedera in preda all’euforia per una nuova fase della vita familiare e l’incidente che ha resettato tutto. «Ho messo nero su bianco ogni centimetro di questa odissea. Non è il racconto di una sventura, ma il manifesto di una resistenza feroce – puntualizza l’autore –. Spero che la mia risalita possa essere una luce per chiunque stia affrontando la propria tempesta». 

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