Ponsacco, scontro tra gli ultras e l’allenatore: «Picchiato con pugni e calci». La risposta: «Ci ha provocato»
Clima di fuoco intorno all’Fc Ponsacco, la tifoseria da tempo contesta la presidenza di Walter Bonfiglio e l’allenatore Francesco Dadà: in uno degli ultimi allenamenti c’è stato “l’incontro ravvicinato”
PONSACCO. S’infiamma il clima attorno all’Fc Ponsacco, squadra che milita nel campionato di Seconda categoria dopo la retrocessione dell’anno scorso. Da alcuni giorni la situazione tra la tifoseria, che contesta la presidenza di Walter Bonfiglio da molto tempo chiedendogli di lasciare la società, e l’allenatore Francesco Dadà si è fatta sempre più difficile. Dopo uno striscione in cui veniva invitato ad andarsene e un foglio lasciato sul parabrezza dell’auto con il tecnico raffigurato come un clown, l’altro giorno si è arrivati alle botte. Con Dadà che ha dovuto fare ricorso alle visite al pronto soccorso dell’ospedale Lotti di Pontedera.
Cosa è successo
Al campo sportivo di viale della Rimembranza a Ponsacco era presente una rappresentanza degli Ultras 1920 durante l’allenamento. Quando due palloni sono andati al di là della rete, c’è stata la prima avvisaglia. «Lo hanno preso e non volevano restituirlo», dice Dadà. «È stato raccolto da due bambini, ma il mister si è avvicinato dicendo che era suo», spiegano i tifosi, aggiungendo di essere stati colpiti da una pallonata dallo stesso allenatore.
A quel punto qualcuno ha scavalcato la rete di recinzione ed è nato il primo “incontro ravvicinato” fra gli ultras e Dadà che nel frattempo ha chiamato i carabinieri. I giocatori si sono messi in mezzo e tutto è tornato alla normalità. O almeno così sembrava, visto che al termine della seduta di preparazione alla nuova stagione, la situazione è degenerata.
Il racconto
«Mi hanno aspettato all’uscita – dice ancora il tecnico rossoblù – . Ho cercato di non reagire alle loro offese e minacce. Ma poi qualcuno mi ha strappato la maglia e mi sono arrivati anche due cazzotti nel collo e un calcio». Gli ultras invece parlano di provocazione nei loro confronti da parte dell’allenatore: «È passato in mezzo a noi sorridendo, come se ci volesse prendere in giro».
Francesco Dadà si è rifugiato nel bar dell’impianto sportivo. «La moglie del gestore piangeva – racconta – ma non volevo che si creassero ulteriori danni». È in quel momento che sono arrivati per la seconda volta i carabinieri per una vicenda che non sembra destinata a fermarsi.
E mentre la società condanna la violenza subita dai giocatori e dal tecnico, annuncia che collaborerà con le forze dell’ordine e applicherà ogni misura necessaria per tutelare i propri tesserati e difendere l’integrità del club.
Dal sindaco Gabriele Gasperini arriva la stessa posizione espressa dalla dirigenza: «La critica è legittima, la violenza non lo è mai. Lo sport deve rimanere un luogo nel quale anche le divergenze vengono affrontate nel rispetto delle persone e delle regole».
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