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Pontedera, occupazioni abusive alla palazzina ex Enel: c’è una lettera del sindaco e una “minaccia”

di Andreas Quirici

	L'occupazione abusiva della palazzina ex Enel
L'occupazione abusiva della palazzina ex Enel

Lo stabile mai terminato è diventato col passare degli anni un manifesto dell’incuria e ricovero di sbandati

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PONTEDERA. C’è la camera da letto con i vestiti stesi a prendere aria. Il mastello dove si dovrebbe mettere solo la carta e sistemarlo fuori dalla porta per il ritiro domiciliare dei rifiuti. Il posto dove parcheggiare la bicicletta. E poi tanto, ma tanto verde. Sicuramente troppo in quella che non è una casa, ma un’occupazione abusiva nella palazzina denominata Ex Enel in via Pisana a Pontedera, ormai diventato uno dei simboli più evidenti del degrado. Una situazione di cui i vicini non ne possono più, dopo aver denunciato pericoli e incuria da anni. I segni di vita all’interno del rudere dimostrano che i tanti tentativi di ostruire gli accessi e impedire che si trasformasse in ricovero per sbandati e senzatetto hanno avuto effetti temporanei e, soprattutto, inutili. Ora che lo scheletro dell’edificio (che avrebbe dovuto ospitare uffici, una ludoteca e sedi di associazioni) torna all’asta, la speranza è di intravedere la luce in fondo al tunnel. Ma il milione e mezzo fissato come prezzo per l’acquisto, partendo dai 2,2 di maggio 2025, primo tentativo di vendita, non autorizza all’ottimismo.

La lettera

Intanto, però, all’inizio di luglio il Comune ha scritto a Istituto vendite giudiziarie di Pisa, Ponte a Piglieri, srl in liquidazione, al notaio delegato dal Tribunale, polizia municipale, carabinieri e commissariato intimando al “custode” dell’immobile (l’Istituto vendite giudiziarie di Pisa) di effettuare interventi di pulizia e messa in sicurezza. E, in caso di ulteriori mancati lavori, Palazzo Stefanelli minaccia eventuali azioni legali, promettendo di intervenire direttamente per poi rimettere il conto a chi di dovere. Una lettera dura, quella firmata dal sindaco Matteo Franconi, che punta nuovamente a riportare l’ordine nel caos di una palazzina che confina con un’abitazione dotata di giardino e che è vicina a uno degli edifici che ospitano le tante case del Villaggio Gramsci. Sul retro, invece, c’è la Coop della Stazione, altra zona spesso al centro delle cronache. Ma è avvicinandosi che si vedono chiari segnali della presenza umana dove, invece, non ci dovrebbe essere nessuno all’interno. Grate alle finestre, cancelli e recinzione sembrano adatte a evitare le intrusioni. Ma proprio al piano terra che dà sulla pista ciclabile e pedonale in rifacimento in questo periodo si nota un varco facilmente attraversabile. Una sorta di porta lasciata aperta che, con un minimo di agilità consente di entrare.

La scena

È in quel punto che si vedono i vestiti appesi a un bastone teso davanti a quello che è a tutti gli effetti un letto con tanto di materasso. Nella porta accanto ci sono il mastello bianco per i rifiuti e un contenitore per liquidi. E poi, nascosta da un pannello, c’è la bicicletta. Una scena incredibile se non fosse l’ennesima dimostrazione di un luogo diventato, a più riprese, rifugio per chi non ha niente o più semplicemente cerca riparo da occhi indiscreti per attività non proprio regolari. Di sicuro vivere in quella palazzina è un rischio per i diretti interessati, visto che si tratta di un cantiere mai terminato dopo che la ditta che acquistò l’immobile è fallita aprendo una vicenda giudiziaria infinita. Ed è altrettanto evidente, guardando da vicino, che le condizioni igienico sanitarie siano inesistenti, considerata l’alta presenza di rifiuti un po’ ovunque, sia all’interno che all’esterno. Nel conto dei problemi anche l’inesistente cura della vegetazione che, specialmente sul retro, ormai sovrasta la rete di recinzione.

Il rispetto

Da qui la lettera di Franconi, in quando sindaco e massima autorità sanitaria locale, che punta quantomeno a rimettere la situazione sui binari della legalità e del decoro, per quello che è possibile. Visti i numerosi tentativi fatti nel passato e puntualmente resi vani da nuove intrusioni, viene da pensare a chi cerca di svuotare il mare con un cucchiaioni. Ma serve comunque provarci. Anche per rispetto del vicinato e delle attività commerciali della zona che devono convivere con un vero e proprio scempio.

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