Ponsacco, chiusa una palestra per problemi con l’antincendio: il nome e il ricorso respinto
Il provvedimento di sospensione attività arriva dopo le contestazioni del comando dei vigili del fuoco
PONSACCO. Il Comune di Ponsacco ha sospeso l’attività di una palestra per problemi relativi alla sicurezza antincendio. E il Tar della Toscana ha respinto la richiesta della proprietà di sospendere la validità dell’ordinanza municipale.
La palestra coinvolta
L’attività in questione è la Fit-Up in via Libeccio. L’ordinanza del Comune risale al 9 gennaio scorso ma si basa su un contraddittorio tra la società e i vigili del fuoco che risale agli ultimi mesi dell’anno precedente.
Il verbale dei vigili del fuoco
A inizio dicembre, infatti, era arrivato nella sede dell’azienda un verbale con esito negativo per quanto riguarda il progetto antincendio presentato a giugno dello scorso anno. Pochi giorni dopo l’esercente aveva presentato le proprie controdeduzioni che, però, non sono state ritenute sufficienti.
Le motivazioni tecniche
In particolare – si legge nei documenti – «le valutazioni tecniche contenute nelle “controdeduzioni”, che includono affermazioni non condivise e non dimostrate – quali quella secondo cui “il porticato garantirebbe una ventilazione naturale tale da impedire l’accumulo pericoloso di fumi e calore” – non possono essere esaminate nel presente procedimento, ma potranno eventualmente essere valutate nell’ambito di un nuovo progetto da sottoporre all’approvazione del comando dei Vigili del fuoco». Dunque, al momento «l’approvazione del progetto non può ritenersi valida e l’attività risulta pertanto esercitata in assenza dell’approvazione del progetto antincendio da parte del competente comando dei vigili del fuoco».
La sospensione dell’attività
Per questo l’attività della palestra è stata sospesa fino all’adeguamento alle prescrizioni imposte, attraverso l’ordinanza del Comune, nei confronti della quale i titolari – la società Veneno srl – ha presentato ricorso al Tar chiedendo un decreto di massima urgenza del presidente che sospendesse l’efficacia del provvedimento.
Le ragioni del ricorso
In particolare il ricorso di basava sulla circostanza che l’immediata chiusura della palestra determina «perdita integrale dei ricavi, disdetta degli abbonamenti, danno all’avviamento e all’immagine, oltre al rischio di risoluzione dei rapporti di lavoro e di perdita definitiva della clientela». Inoltre si fa presente come l’interruzione dell’attività espone il gestore a rischio di inadempimenti contrattuali, cioè il mancato pagamento di canone di locazione e utenze.
La decisione del Tar
Il presidente del Tar, però, non ha seguito questa linea, sostenendo che «nel bilanciamento degli interessi appare di maggior rilievo quello alla sicurezza antincendio a fronte dell’interesse della ricorrente alla prosecuzione dell’attività», che in caso di accoglimento del ricorso potrà comunque essere ristorato. La domanda cautelare è stata dunque respinta, fissando per la sospensiva in camera di consiglio l’udienza del prossimo 11 febbraio.
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=e4b77f1)