Il Tirreno

Pontedera

L'ultimo saluto

Morto a 17 anni nel casolare abbandonato, abbracci e grandi silenzi per dire addio a Mattia

di Andreas Quirici
Un momento del funerale per l’addio a Mattia Simonetti (foto Franco Silvi)
Un momento del funerale per l’addio a Mattia Simonetti (foto Franco Silvi)

Il funerale del giovane di Calcinaia: la mano della mamma sulla bara come per trattenere il figlio

18 ottobre 2023
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CALCINAIA. Rose bianche sulla bara con accanto una foto di Mattia Simonetti, il 17enne morto venerdì a causa del crollo del tetto di un casolare abbandonato in via delle Case bianche a Fornacette. Palloncini bianchi, poi volati in cielo tra gli applausi. Stemmi di squadre di calcio, l’Fc Ponsacco dove allena il padre Manuel e la Stella Azzurra, società in cui ha militato il ragazzo fino a giugno. E ancora un’immagine con tanta gente, famiglie, gruppetti di giovani, mamme in lacrime. Ma soprattutto Adriana Picciati, la mamma di Mattia, che per tutta la cerimonia resta seduta su una sedia accanto al feretro con una mano sul legno che non stacca mai. Accanto a lei il figlio minore abbracciato senza mai un indugio dal padre. Istantanee di un dolore difficile da trattenere nella chiesa di Fornacette dove ieri il parroco don Francesco Parrini ha celebrato il funerale a cui nessuno dei presenti avrebbe mai voluto assistere.

Ogni morte lascia un vuoto. Ma quella che si è consumata nel casolare abbandonato, mentre un gruppo di amici adolescenti voleva girare un video da pubblicare su Internet, è una tragedia troppo dura da accettare. Solo il silenzio rende l’idea della sofferenza provata dai genitori, dai parenti, dai nonni del ragazzo seduti nelle prime panche. Lo stesso silenzio che avvolge la chiesa al momento della fine della celebrazione. Molti si avvicinano alla famiglia per un saluto. Praticamente tutti rimangono ai loro posti come pietrificati. Come se non volessero lasciar andare Mattia verso il rito della sepoltura.

Tra pianti soffocati e singhiozzi che riecheggiavano nell’ampia costruzione religiosa, la foto di Mattia è lì a fissare tutti. A ricordare quanta vita avesse di fronte lo studente dell’istituto Fermi di Pontedera. A far presente come può cambiare tutto in un attimo, lasciando il deserto nella testa e nel cuore di chi resta. «Le parole umane sembrano povere e inutili in momenti come questi – ha detto il parroco di Fornacette –. Il sincero cordoglio, gli abbracci, le carezze e i baci non possono esprimere le emozioni, i disagi e gli interrogativi quando la morte arriva a scuotere le nostre vite. Ma a questo supplisce la parola di Dio per colmare il vuoto della nostra povertà. Mattia amava la vita e l’aveva fatta fruttare. Aveva fatto fruttare i suoi talenti e aveva regalato gioia a tanti come si vede da questa chiesta gremita e dai tanti messaggi lasciati in questi giorni, sia di persona che sui social network. Riponiamo la nostra speranza in lui. Ci ha aperto il passaggio per entrare nella pienezza della vita».

Perché quando muore un giovane si prova quel dolore puro, incontrollato, a cui è quasi impossibile mettere un freno. Un concetto che vale per tutti, adulti e ragazzi. Un dolore che non si augura a nessuno e con cui babbo Manuel, mamma Adriana e tutti i parenti della coppia dovranno imparare a convivere. Una dura prova anche per chi conosceva Mattia o per chi è amico dei genitori e lo è a sua volta. Impossibile non mettersi nei panni della coppia, in questi giorni, è stata circondata da un affetto inevitabile e sincero. La comunità di Fornacette, ma anche quella di Cascina, da dove ha origine la famiglia di Manuel Simonetti, fortemente colpite da quanto accaduto lungo via delle Case bianche. Una commozione diffusa da venerdì pensando alla sofferenza del padre e della madre, quest’ultima originaria di La Spezia.

E che nella chiesa di Fornacette è quasi palpabile in ogni momento della funzione. Il contatto di mamma Adriana con la bara e di babbo Manuel con il figlio minore è lo stesso di molti padri e madri in piedi o seduti a fianco dei loro ragazzi. Un abbraccio, una mano sulla spalla con i figli in lacrime. Un gesto che vuol dire consolare, fare forza, proteggere dai pericoli della vita consapevoli che a volte basta un attimo per stravolgere l’esistenza e interrompere una crescita che comporta gioie, ma anche dolori. Momenti di felicità e fatali pericoli. Soddisfazioni e mattinate come quelle di ieri nella chiesa di Fornacette, quando è davvero duro fare qualsiasi cosa. Anche accettare che la vita sa essere davvero spietata come nei confronti di Mattia e la sua famiglia.
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