Muore a 29 anni stroncato da un malore: era da poco diventato padre
Cascina: il decesso in auto a pochi metri da casa. L’allarme da un’autista di scuolabus. Vani i tentativi di rianimare il giovane in strada
CASCINA. Un malore fulminante contro cui c’è stato un tentativo disperato di rianimazione. Ma per il 29enne Arben Sakip Zeka, originario di Rahovec, in Kosovo, padre di una bambina nata da pochi mesi, non c’è stato niente da fare. Il tutto alle 8,15 circa ieri mattina in mezzo a via Longo dove il giovane - che lavorava nel settore edile - abitava e in cui stava transitando con la sua auto poco dopo essere salito a bordo. Evidentemente ha avvertito subito il malore e si è fermato.
Ha aperto lo sportello ma è rimasto a sedere senza dare cenni di vita. Dietro a lui lo scuolabus con l’autista che lo ha visto prima procedere a singhiozzo, poi arrestare la marcia. È stata lei a chiamare i soccorsi. Ma i minuti scorrevano e il cuore del ventinovenne ha smesso di battere.
Pubblica Assistenza di Cascina fuori per un servizio, in arrivo i volontari della stessa associazione da Fornacette, ma senza medico a bordo. Interviene un dottore che abita nelle vicinanze e cerca, con l’aiuto di altre due persone, di rianimarlo. Nel frattempo le sirene dell’ambulanza si avvicinano. Poi ne arriva un altra, è la Pubblica Assistenza di Pisa. Questa volta il medico c’è, ma Arben è morto. Infarto, nessun dubbio. Tanto che il corpo viene restituito alla famiglia per l’organizzazione del funerale che sarà con rito civile, ma una data non è ancora stata fissata.
Intanto la salma del giovane padre di famiglia, che molto probabilmente ieri stava andando al lavoro prima che il malore lo uccidesse, si trova alla cappellina del commiato del cimitero di Cascina. È la Pubblica assistenza della città del mobile a occuparsi dell’ultimo saluto a Zeka. E sono stati gli stessi volontari dell’associazione a intervenire in via Longo ieri mattina, dopo i loro colleghi di Fornacette e Pisa, per aiutare la madre di Arben che, dopo aver visto il proprio figlio morire, è stata colta da un lieve malore.
Non è stata portata in ospedale, ma curata sul posto. Cordoglio nella comunità kosovara che vive a Cascina ma anche nei paesi vicini. E, come spesso accade in situazioni simili, la notizia della morte del 29enne è rimbalzata su Facebook a opera di chi lo conosceva per informare parenti e amici che ancora vivono in Kosovo o che sono emigrati in altri Paesi della tragica notizia. Poche parole, la citazione del padre, il riferimento della città d’origine per mantenere vivo quel legame con la propria terra che solo chi lascia casa sua per andare a cercare fortuna altrove sa quanto possa essere importante.
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