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La ricostruzione

Omicidio di Sasso Pisano, ammazzato per vendetta in una faida familiare: tutte le bugie del basista

di Pietro Barghigiani
Omicidio di Sasso Pisano, ammazzato per vendetta in una faida familiare: tutte le bugie del basista

Castelnuovo Val di Cecina, svolta nelle indagini per la morte di Elson Kalaveri, 36 anni. L’albanese conosceva la vittima: con la scusa di saldare un debito ha ottenuto un incontro

16 settembre 2023
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CASTELNUOVO VDC. Quando il connazionale dall’Albania gli ha chiesto un aiuto per risolvere una faccenda personale, il 40enne albanese, residente a Castelnuovo Val di Cecina, si è messo subito a disposizione. Anche lui aveva dei rancori verso Elson Kalaveri, la vittima predestinata crivellata di colpi nel tardo pomeriggio del 18 agosto 2022 a Sasso Pisano.

Tra i due c’erano state discussioni per un debito legato a un piccolo traffico di stupefacenti. Contattarlo per definire la questione e saldare i conti era un buon motivo per convincere il 36enne Kalaveri a presentarsi a un appuntamento. La disponibilità del basista e la vendetta di Shkëlzen Keçi, 41enne a cui Kalaveri aveva ucciso il fratello (ferito nel 2014 e morto qualche anno dopo, ndr) hanno contributo a realizzare la trappola mortale. Quella che a libello esecutivo è stata affidata ai tre sicari napoletani, un 26enne e un 45enne nel ruolo di sparatori e un 30enne in quello di appoggio.

La genesi dell’inchiesta, con i relativi sviluppi, è stata illustrata ieri mattina in Procura. Presenti il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Mauro Izzo; dal procuratore reggente Giovanni Porpora; dal sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni; il comandante del reparto operativo tenente colonnello Giovanni Mennella.


Il giorno dell’omicidio, la vittima arriva a Sasso Pisano verso le 17. Si porta verso un bar dove viene raggiunto dal connazionale che gli ha teso in tranello. A quel punto il “lavoro” del basista è finito. Al volante di una Mercedes Classe B c’è un altro albanese, estraneo alle indagini, che porta Kalaveri all’appuntamento a Sasso Pisano. Dopo i saluti al bar le sorti di basista e vittima dal destinato segnato divergono. I killer sono stati informati della presenza in zona del bersaglio da colpire e il “segnalatore” ha esaurito il suo compito. Quando la Mercedes si trova la strada sbarrata da un’auto è l’inizio dell’assalto. Due sicari scendono e sparano 16 colpi da due pistole diverse. L’autista cerca di fuggire con una retromarcia disperata e scappa in direzione di una pizzeria nei cui paraggi, con le gomme dell’auto a terra, arresta la corsa. Al suo fianco il corpo senza vita di Kalaveri.

Nel corso della conferenza stampa il sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni ha voluto ricordare e ringraziare due sottufficiali del nucleo investigativo impegnati nelle indagini.

Il primo, il luogotenente Davide Scarso, deceduto a 54 anni a dicembre. L’altro il luogotenente Antonio Cafici andato in pensione durante l’inchiesta.

«Voglio ringraziarli pubblicamente – ha detto il magistrato – . Scarso è stato prezioso soprattutto per l’analisi sui collegamenti telefonici. Cafici ha fornito un grande contributo nel coordinare le attività. È uno dei migliori investigatori che abbiamo avuto in questi anni. È grazie anche al loro contributo se abbiamo raggiunto questo risultato».


 

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