Il Tirreno

Pontedera

In aula

Minorenne offesa e derisa in chat: due amiche a processo per stalking

di Pietro Barghigiani
Aula di tribunale (foto d'archivio)
Aula di tribunale (foto d'archivio)

La 15enne continuava a essere attaccata alle presunte amiche andando contro ai consigli della mamma che voleva farla ragionare sulla tossicità di quel rapporto. Le ragazze sono accusate anche di aver proposto l’uso di cocaina

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PONTEDERA.  Quelle che dovevano essere le uniche amiche di un’adolescenza difficile alla fine si sarebbero rivelate le principali protagoniste di offese e tormenti contro una ragazzina fragile. Una 15enne che, nonostante tutto, continuava a essere attaccata alle presunte amiche andando contro ai consigli della mamma di farla ragionare sulla tossicità di quel rapporto.

Il legame andato avanti per alcuni mesi è diventato prima una denuncia e ora un processo a carico di due amiche, di 28 e 33 anni, accusate di stalking in concorso e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. È emerso che nel corso delle indagini, confermato ieri mattina in aula dalla mamma della parte offesa, che in un’occasione le due imputate offrirono cocaina alla minorenne, all’epoca dei fatti di 15 anni.

Davanti al primo collegio del Tribunale (presidente Cipolletta, a latere Mirani e Messina) , pm Sisto Restuccia, ha testimoniato la mamma della ragazza un tempo seguita da un’insegnante di sostegno e fino a qualche mese anche da una psicologa. Genitori e figlia si sono costituiti parte civile con gli avvocati Chiara e Massimiliano Calderani.

La storia ambigua tra la minorenne e le due giovani (difesi dalle avvocate Martina Ticciati e Ilaria Cozzi) fu scoperta dalla mamma della studentessa nel giugno 2020. La donna scoprì il contenuto audio e scritto su una chat delle amiche e si presentò dai carabinieri.

«Mia figlia era depressa, aveva crisi di rabbia, non era più la stessa – ha ricordato – . Veniva manovrata e presa in giro da quelle due». La frequentazione, a dispetto di una marcata differenza di età, era nata perché una delle due imputate si era offerta di aiutare la famiglia badando alla figlia minore. Uscivano e andavano in discoteca e la 15enne spesso si fermava a dormire dalle amiche.

«Nelle chat c’è un passaggio in cui le due amiche dicono di mia figlia: “Avevi ragioni, è proprio down”. E l’altra: “È vero”. Messaggi vocali dello stesso tenore ci avevano preoccupato. Le dicevano anche di cancellare vocali e scritti e la mettevano contro il padre». Quelle parole non avevano, però, fatto cambiare idea alla ragazza sulla natura dei rapporti con le due imputate. Si era legata a loro in un modo morboso. Accusava la mamma di mettersi in mezzo «perché vuoi allontanarmi dalle uniche amiche che ho».

Una madre che nel dolore di dover difendere una figlia che rifiuta ogni aiuto si trovò ad affrontare anche un altro passaggio familiare fino a quel momento sconosciuto.

«Una delle due insisteva con mia figlia per farla mettere insieme all’altra – è stato il racconto della donna – . Mia figlia era tormentata dalla sua condizione di omosessualità che mi svelò durante quei problemi con le amiche. Il le dicevo di non preoccuparsi, ma lei era era sempre cupa e nervosa». Prossima udienza ad aprile.

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