Piaggio, sei delegati Rsu dicono basta con la Fiom Cgil: «Ma continueremo la lotta»
Possibile che aderiranno a un sindacato che abbia firmato l’accordo con Confindustria. Oltre ai confederali ci sono l’Usb, i Cobas e i Sial Cobas
PONTEDERA. La decisione era nell’aria e alla fine è arrivata: i delegati storici in quota Fiom nella Rsu di Piaggio non si presenteranno più nelle fila della federazione dei metalmeccanici della Cgil alle prossime elezioni che dovrebbero svolgersi a breve.
Si tratta di Massimo Cappellini, Giorgio Guezze, Adriana Tecce, Antonella Bellagamba, Davide Mei e Simone Di Sacco che, molto probabilmente, formeranno un gruppo legato ai Cobas.
Per presentarsi alle elezioni della Rsu, infatti, occorre una raccolta di firme pari al 5 per cento della forza lavoro presente in una fabbrica, ma anche aderire a un sindacato che abbia firmato l’accordo con Confindustria. Oltre ai confederali, infatti, nell’elenco ci sono l’Usb, i Cobas e i Sial Cobas. Visto che i delegati non dovrebbero confluire nella prima sigla, restano le altre due.
Ma questo è un capitolo che sarà svelato prossimamente. Per ora le intenzioni restano sotto traccia, perché ieri è andato in scena il primo atto del distacco dalla Fiom, la distribuzione di un volantino in cui spiegare i motivi della scelta. «Abbiamo constatato che in questo momento, nella Fiom e nella Cgil, non c’è spazio per un’attività sindacale così come noi la intendiamo e l’abbiamo effettivamente praticata da 30 anni a questa parte – dicono i delegati –. Abbiamo sperimentato su di noi l’intolleranza dell’organizzazione nei confronti di chi crede che il coinvolgimento dei lavoratori sia la base per una vera attività sindacale». Nel volantino, il gruppo dirigente sindacale viene definito «autoreferenziale», perché avrebbe messo «al primo posto gli interessi aziendali in ogni accordo e in ogni contratto firmato».
Cappellini, Guezze, tecce, Bellagamba, Mei e Di Sacco dicono di non avere dubbi: «Sono gli operai che stanno in fabbrica a lavorare a dover riprende tra le mani la discussione. Devono essere loro a decidere i tempi e la linea su cui si deve trattare con i padroni. Perciò abbiamo lottato con centinaia di lavoratori iscritti Fiom per il coinvolgimento degli iscritti e di tutti i lavoratori nelle decisioni sull’attività sindacale in fabbrica e cercato di realizzare a pieno la democrazia sui posti di lavoro, che a parole è previsto dallo statuto della Fiom».
Nel testo distribuito ai cancelli della fabbrica, si parla di «svendita ripetuta degli interessi dei lavoratori da parte della Fiom territoriale e il rifiuto e il boicottaggio di ogni richiesta di confronto con gli operai, sul contratto integrativo come sull’attività lavorativa durante il periodo Covid. La risposta della Fiom è stata la sospensione di 6 dei 7 delegati e altri iscritti per essersi posti come riferimento di tutti quei lavoratori che vogliono lottare per difendere i propri diritti e non voler sottomettere la propria dignità agli interessi aziendali».
L’idea è confrontarsi con «lavoratori consapevoli che questi diritti non sono piovuti dal cielo, che la loro difesa è un dovere non solo verso loro stessi, ma nei confronti di tutti quei lavoratori che li hanno conquistati nel passato con lotte durissime, pagate spesso con un prezzo personale altissimo».
Poi la dichiarazione dei delegati (a questo punto ex Fiom) di voler «continuare, con ancora più fermezza e determinazione, l’attività sindacale, di denunciare puntualmente le prepotenze aziendali, di dar vita a iniziative di lotta ogni qualvolta se ne presenti l’occasione, per mantenere viva l’alternativa ad un modo di fare sindacato che ha permesso la svendita dei nostri diritti, per maturare insieme a tutti i lavoratori la coscienza della nostra forza e della nostra importanza sociale, la necessità di prendere direttamente in mano le nostre sorti».
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