Il Tirreno

Pontedera

Grisù, il macellaio-clown regala sorrisi per strada e conquista il cuore dei bimbi in quarantena

Paola silvi
Grisù, il macellaio-clown regala sorrisi per strada e conquista il cuore dei bimbi in quarantena

Salutini, dipendente Coop e volontario: «Vietato entrare nelle strutture e allora vado in giro in Valdera per dare un po’ di leggerezza ai piccoli» 

30 dicembre 2021
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PONSACCO. I bambini di Ponsacco lo hanno visto arrivare con un carrettino pieno di pupazzetti e hanno sentito la musica del suo strumento.

Indossava un camice tutto colorato, due occhiali verdi giganti, un cappellino da babbo Natale e una mascherina impreziosita da un arcobaleno. Il naso rosso non si vede ma si immagina. Si sa che c’è. In arte si chiama Grisù, all’anagrafe Marco Salutini. Ridere e far ridere è la sua medicina, anche quando di sorrisi sembra non essercene più voglia. È un clown terapista che da oltre sette anni lavora con i piccoli pazienti pediatrici della Misericordia di Ponsacco, degli ospedali ma anche con gli anziani delle case di risposo del territorio.

Ieri mattina, a colpi di sorrisi, di gag, di storie e di simpatici regali, ha illuminato una giornata piovosa, resa cupa dalle nuvole oltre che dal Covid. Da quando è scoppiata la pandemia Grisù non può più entrare nei reparti. Così ha deciso di fare una bella sorpresa ai suoi giovani amici. «Mi sono svegliato e ho pensato che era arrivato il momento di scendere per le strade, di andare incontro ai bambini. Mi sono vestito, ho preparato il materiale e ho iniziato il mio tour». Salutini ha 56 anni e lavora come macellaio alla Coop di Pontedera ma è da sempre impegnato nel volontariato. Nella Misericordia e nei vigili del fuoco. Grisù, non a caso, è un draghetto che da grande vuol fare il pompiere. «L’idea del clown – racconta Marco – è arrivata all’improvviso. Una mia carissima amica svolgeva questo servizio e mi ha spinto a provare. Da allora non ho più smesso. Non potevo stare fermo, in attesa che riaprissero le strutture. Ho pensato così di suonare per le strade, appostarmi sotto le finestre, fermare i piccoli e i genitori che trovo all’aperto».

Perché vestire i panni del clown è uno scambio di emozioni. Una passione. Una task force del bene. Ridere aiuta sempre, anche quando c’è da combattere una battaglia seria contro la malattia, la solitudine della vecchiaia o l’isolamento da Covid. La gioia e la leggerezza hanno una potenza che non può essere trascurata. E certo non la trascurano i bambini, quasi cento quelli di ieri che hanno incontrato Grisù e a lui sono affezionati.

«Una cinquantina – ripercorre quei momenti Marco – li ho fermati in strada e altrettanti li ho salutati dalla finestra. Non posso entrare in casa ma loro possono affacciarsi». Nel corso del viaggio itinerante che, assicura il clown, farà tappa nei prossimi giorni, in altri comuni della Valdera, ha parlato con grandi e piccini e ha sconfitto la diffidenza. «Qualcuno pensava fossi un ambulante e vendessi i pupazzi. Invece li regalo perché sono i protagonisti delle favole che mimo e racconto. Mi arrivano in dono da singole persone o associazioni che conoscono il mio ruolo di clown-volontario e li consegno ai bimbi che cerco di far sorridere. In questo modo porto ottimismo, musica, colori per combattere l’esclusione e la tristezza. E in cambio ricevo tanto amore». La forza del grazie insomma che si declina in mille modi diversi. «Basta un gesto – conclude Grisù – uno sguardo. Con le mascherine nascondiamo le labbra ma diffondiamo sorrisi con gli occhi e i bimbi rispondono con naturalezza. Da una finestra appannata un bambino malato mi ha chiamato e ha disegnato un cuoricino sul vetro. Nel petto il mio si è sciolto. E quell’attimo ha dato senso alla giornata».

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