False griffe, due arresti anche a Fucecchio
Ruoli e posizioni dei vertici finiti ai domiciliari, oltre 200mila messaggi Whatsapp inviati ai clienti di tutto il mondo
FUCECCHIO
Saranno interrogati entro giovedì dal gip di Firenze gli esponenti di spicco dell’organizzazione internazionale dedita alla contraffazione di prodotti di pelletteria delle case di moda più prestigiose finiti ai domiciliari nell’ambito di una maxi inchiesta che ha portato al sequestro di 4,6 milioni di euro a sei dei sette destinatari di un provvedimento custodiale tutti uniti dal vincolo associativo.
GLI ARRESTATI
Ai domiciliari sono finiti Riccardo Bini, 46 anni, di Montelupo Fiorentino; Massimiliano Masi, 48 anni, di Vinci; Yao Zhou, 31 anni, cinese, residente a Fucecchio; Jongheon Kim, 38 anni, coreano, residente a Milano; Thomas Bambagioni, 42 anni, residente a Campi Bisenzio; Carmine Razzano, 57 anni, residente a S. Agata de’ Goti (Benevento) e Luca Benvenuti, 55 anni, di Fucecchio.
Eccezion fatta per il coreano a tutti gli arrestati è stato applicato il provvedimento di sequestro per equivalente eseguito su conti correnti e ogni altra attività finanziaria, su beni mobili e immobili (compreso un capannone a Santa Croce).
I RUOLI
All’interno dell’organizzazione Riccardo Bini, stando alle fiamme gialle, si sarebbe reso responsabile di contraffazione di pelletteria di alto pregio. Nonostante un’indagine nei suoi confronti per gli stessi reati e una fissazione d’udienza preliminare (ieri l’altro) non avrebbe interrotto l’attività illecita proseguendo nella contraffazione dei marchi. Massimiliano Masi invece, stando ai finanzieri, provvedeva a reperire clienti all’organizzazione e riusciva a non rendere tracciabile il denaro provento di attività illecita. Il cinese Zhou, stando all’accusa, era anello di congiunzione tra Italia e Cina nel reperimento di produttori conniventi che spedissero nel nostro Paese oggetti e merci utili all’assemblaggio del prodotto finito contraffatto. Il coreano Kim era invece l’acquirente di punta dell’organizzazione. Chiedeva in continuazione merce griffata abilmente artefatta per rifornire il mercato coreano. Thomas Bambagioni per la Guardia di Finanza avrebbe compiuto una serie di contraffazioni coordinandosi con gli altri esponenti dell’associazione e dimostrando di conoscere perfettamente anche le modalità di occultamento del denaro provento della contraffazione redigendo fatture false per lo sdoganamento delle merce contraffatte. Carmine Razzano, per gli inquirenti, avrebbe costituito società estere per predisporre false fatture e stabilendo contatti per riciclare il denaro. Oltre ai sei accusati di associazione a delinquere agli arresti domiciliari è finito pure Luca Benvenuti in quanto, per l’accusa, si è reso disponibile alla stampa della pelle per contraffare il marchio Gucci anche perché era in possesso di una piastra per lo stampaggio della nota casa di moda che, per gli inquirenti, esclude la condotta occasionale di contraffazione.
WHATSAPP A GO GO
Per comunicare gli indagati usavano spesso Whatsapp. Nella miriade di pagine di intercettazioni si contano solo a Razzano 231.704 messaggi in poco più di un anno inviati a suoi clienti in Paesi esteri: Corea, Cina, Dubai, Qatar, Stati Uniti, Canada, Svizzera. —
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