Emergenza sicurezza, le altre vittime: «Derubato 13 volte, mai presi i colpevoli. Capisco l’esasperazione del gommista»
Pontedera: Enrico Busdraghi, titolare di un bar preso di mira dai criminali, si schiera dalla parte dell’imprenditore aretino. Ex guardia giurata ammette di aver preferito lasciare l’arma fuori dal locale per evitare scelte «di cui potrei pentirmi»
PONTEDERA. «Ti portano all’esasperazione. Uno investe denaro ed energie, dedica al lavoro anima e corpo e poi assiste a devastazioni della propria attività per gli spiccioli. Capisco la reazione di Fredy Pacini». Enrico Busdraghi non usa tanti giri di parole. Guarda da lontano cosa è successo a Monte San Savino e pensa a quello che ha subìto in questi anni nel suo Henry Caffè, un bar nella frazione di Santa Lucia, alle porte di Pontedera. Tredici assalti al locale. Tanti, troppi per non essere esasperati.
Sentimento che lo accomuna a Cesare Baldetti, romano, ma con una villetta a Orentano, che ha affisso uno striscione: “18 volte che i ladri visitano la casa... speriamo bene”. Quello dell’imprenditore aretino è un caso limite. Ma Busdraghi parla come se fosse nei suoi panni. «Facevo la guardia giurata, prima di aprire il bar. So bene cosa si prova in quelle circostanze. Bisogna mantenere la calma e non fare scelte azzardate. Ma non sempre si riesce. Io, per evitare guai di cui poi mi pentirei, mi sono liberato della pistola. Però è dura pensare che chiunque, a questo punto, può entrare praticamente indisturbato nel tuo locale in cerca di soldi, e provocare i danni che vuole. Tanto nessuno gli farà niente».
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Parole forti che escono direttamente dalla pancia del barista. «Di tutte le tredici volte in cui ho subìto una rapina a mano armata, furti o tentativi di furto – sottolinea – non ho mai avuto riscontri su eventuali catture degli autori. So che le forze dell’ordine fanno quello che possono. Però chi ha un’attività, ma anche le famiglie nelle loro case, ormai sono poco tutelate».
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Santa Lucia è un paese di poche anime, con una strada che taglia in due il centro abitato, circondato dai campi. Terreno fertile per i ladri che viaggiano di notte. Lo stesso scenario di Orentano, dove possiede una villetta l’ex dipendente della Regione Lazio che, lo scorso ottobre, divenne famoso per lo striscione affisso alla facciata della propria abitazione nel paese nel comune di Castelfranco di Sotto, ma al confine con Lucca e molto più vicino alla città delle mura che alla cittadina del comprensorio del Cuoio, dove però si trova la caserma dei carabinieri di competenza. Mezzora di strada per un minimo di diciassette a un massimo di ventuno chilometri, a seconda di quale strada si percorra.
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«Dopo diciotto furti dal 1975 a oggi mi sono stufato», diceva Baldetti quasi sue mesi fa. «E lo ribadisco anche oggi – spiega all’indomani dell’uccisione del ladro a Monte San Savino – Lo striscione è sempre al suo posto. Forse tra un po’ di tempo lo toglierò. Ma vorrei fosse un avviso per tutti, cittadini, ladri e istituzioni. In casa mia non c’è più niente da rubare. Ci trascorro, ormai, poche settimane all’anno. Ma non è questo il punto. Non è normale restare senza protezione in questa maniera. E da quando il mio striscione ha provocato tanto clamore, credo sia cambiato poco o niente. I furti a Orentano continuano, anche se nella mia abitazione non sono più entrati. I carabinieri girano per controllare, come hanno sempre fatto. E se suona un allarme in paese, la speranza è che la pattuglia si trovi nelle vicinanze, altrimenti serve mezzora per arrivare da Castelfranco. Quando la città più vicina sarebbe Altopascio dove si trova una stazione dell’Arma. La nostra è una zona di confine difficile da gestire anche per le forze dell’ordine. Ma i risultati sono questi: diciotto tra furti e tentativi di furti senza una vera e propria protezione per le nostre proprietà».
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Esasperazione, ma anche rassegnazione. «Siamo condannati a riparare i danni provocati dalla criminalità – riprende Enrico Busdraghi – L’ultima volta, pochi giorni fa, hanno cercato di forzare una porta. E la riparazione mi è costata 1.500 euro. Sperando di dover spendere solo soldi e non piangere per epiloghi ben più gravi». —
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