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Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana

	Il cantiere The Italian Sea Group a Marina di Carrara
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Il cantiere The Italian Sea Group a Marina di Carrara

Allo scoccare della mezzanotte di domani (19 ottobre) scadrà il termine per presentare offerte vincolanti da parte di chi intende lanciare – come pilota o co-pilota – un paracadute al cantiere carrarino

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CARRARA. Servono soldi, tanti soldi per mettere piede nel cantiere di viale Cristoforo Colombo. «Occorrono almeno 250 milioni di euro», si mormora. Allo scoccare della mezzanotte di domani (19 ottobre) scadrà il termine per presentare offerte vincolanti da parte di chi intende lanciare – come pilota o co-pilota – un paracadute a The Italian Sea Group, il cantiere che sulla banchina Chiesa del porto di Marina di Carrara produce luxury yacht, e che è in crisi finanziaria da febbraio per l’andata fuori controllo dei cosiddetti extra-budget, cioè costi aggiuntivi non preventivati sulle commesse in corso d’opera. Possono farsi avanti gruppi industriali e società che operano nello stesso settore, investitori o cordate di investitori, fondi specializzati in situazioni di crisi. La platea è potenzialmente variegata e il Cavaliere bianco di Tisg può avere sembianze diverse. Certo è che, se “vuole il cantiere” deve essere disposto a sborsare soldi. Parecchie decine di milioni: e vediamo perché.

La stanza dei bottoni

Si dice che tra viale Colombo e la banchina Chiesa, nelle stanze del quartiere generale di The Italian Sea Group, ci sia un’idea del livello a cui si deve fermare l’asticella, limite al di sotto del quale le offerte vincolanti potrebbero – il condizionale è d’obbligo – non essere prese neppure in considerazione da Tisg: dal Consiglio di amministrazione della società, nel quale siede anche il co-fondatore, e il già amministratore delegato e presidente del Cda Giovanni Costantino. Si parla di un limite – da qui in su, se ne può ragionare.. – che si aggira sui 250 milioni di euro: questa è la cifra giudicata minima per soddisfare i creditori. Perché, sia chiaro, è il Codice della crisi d’impresa che stabilisce che in una situazione come quella in cui si trova Tisg – che il 1° luglio ha chiesto e ottenuto dal Tribunale di Firenze la possibilità di accedere a una procedura di regolazione della crisi a tutela del bene-cantiere – deve essere innanzitutto fatto l’interesse dei creditori. Solo dopo arriva quello dei dipendenti per i quali la legge individua strumenti di tutela ad hoc, solo dopo arriva la questione del proseguimento (auspicabile) dell’attività produttiva.

Chi decide cosa

È fuori discussione che non tenga conto dei dettami del Codice della crisi, che non salvaguardi – anzitutto – le ragioni creditorie un Cda come quello di cui Tisg si è dotato da fine settembre/inizio ottobre, composto da un parterre di super avvocati, professionisti di primissimo piano, noti a livello nazionale e internazionale. C’è forse qualcosa che sfugge alla platea dei non addetti ai lavori nella vicenda Tisg, la cui prossima tappa è, appunto, la chiusura dei termini per presentare offerte vincolanti. Vediamo. Nonostante la società abbia chiesto dal 1° luglio al Tribunale di Firenze misure anti-aggressione dei creditori, nonostante la situazione sia complicata – con una perdita di esercizio a livello di gruppo confermata a 157 milioni e 800mila euro – la piena gestione nel decidere se-e con chi-fare cosa spetta ancora alla società, a Tisg. È insomma plenipotenziario il Consiglio di amministrazione, presieduto da Saverio Schiavone, avvocato giuslavorista, partner dello studio Gianni & Origoni (con sedi ovunque in Italia e nel mondo), uno dei massimi esperti in Italia di diritto del lavoro e delle relazioni industriali. Il Tribunale di Firenze non può imporre un’offerta piuttosto che un’altra, può, eventualmente, decidere di non approvare un Piano di ristrutturazione fatto sulla base delle decisioni prese dal Cda.

Gli scenari

E veniamo proprio al Piano di ristrutturazione che Tisg dovrà illustrare nel giro di breve al Tribunale. È in questa occasione che dirà se delle offerte vincolanti ricevute ce n’è una che ha convinto il Cda. E potrebbe anche dire che nessuna è stata ritenuta congrua. A quel punto dovrà indicare quale altra strada intende imboccare per il salvataggio. Le ipotesi sono tre: un accordo di ristrutturazione del debito; oppure un concordato preventivo; o, ancora, un piano di ristrutturazione soggetto a omologazione (Pro). E, attenzione, ciascuna di queste ipotesi contempla, a sua volta, due chance: o Tisg va avanti con Costantino & C o l’azienda viene ceduta a terzi. A conti fatti gli scenari sono sei.  

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