Prato, avvocata speronata e inseguita dopo una lite stradale: «Un vero choc»
Cinque minuti di terrore per l’avvocato Pamela Bonaiuti, bloccata in auto da un quarantenne infuriato perché non gli aveva dato la precedenza. Decisivo l’intervento di due ragazzi
PRATO. Prima l’inseguimento in auto, poi gli speronamenti, infine la strada sbarrata e un uomo al finestrino che urla e colpisce la portiera. Pamela Bonaiuti si chiude dentro, cerca aiuto al telefono e aspetta che qualcuno intervenga. A interrompere quei cinque minuti di paura sono due giovani: si fermano dietro la sua macchina, scendono e l’altro automobilista si allontana.
È il racconto dell’avvocato penalista del Foro di Prato, conosciuta anche a Pistoia per i numerosi procedimenti seguiti, dell’episodio vissuto venerdì pomeriggio sul viale Leonardo da Vinci, a Prato.
Nessuna conseguenza fisica, ma un forte spavento per una reazione che, secondo quanto riferito dalla professionista, è nata da un diverbio stradale. Bonaiuti esclude infatti di conoscere l’uomo o che l’accaduto abbia qualche legame con la sua attività di avvocato.
«Stavo uscendo in auto dai Gigli. Avevo comprato un pigiama per mia figlia che è al Meyer, quando un’auto, dopo aver sorpassato una fila di veicoli, ha cercato di entrare nella mia corsia. Io, come altri, non le ho ceduto il passo. La strada si stava restringendo». È da questa mancata precedenza che sarebbe cominciato tutto. L’altro conducente avrebbe iniziato a inveire contro di lei, per poi seguirla per diversi chilometri lungo il tragitto verso Prato.
L’uomo, alla guida di una Ford color antracite, avrebbe affiancato la vettura dell’avvocato sulla destra. Bonaiuti riferisce ripetuti speronamenti e il tentativo di spingerla verso la corsia opposta. Una situazione nella quale la professionista ha cercato di chiedere soccorso, mentre l’altro automobilista continuava a seguirla. Il diverbio iniziale si era ormai trasformato in qualcosa di ben diverso: non più soltanto proteste per una manovra nel traffico, ma un inseguimento durante il quale l’avvocata temeva per la propria incolumità.
«Attimi di paura – spiega – durante i quali piangevo al telefono con i carabinieri». La chiamata non ha però fermato l’inseguimento. Secondo la ricostruzione dell’avvocato, l’uomo è riuscito a superarla e a bloccarle il passaggio, costringendola a fermarsi. Poi è sceso dalla Ford e si è avvicinato alla sua auto, mentre lei era ancora in contatto telefonico con le forze dell’ordine.
Bonaiuti ha attivato la chiusura centralizzata ed è rimasta nell’abitacolo. Dall’altra parte del finestrino sono proseguiti gli insulti e le minacce, accompagnati da colpi alla portiera. Alla paura per quanto stava accadendo si è aggiunta la difficoltà di fornire le informazioni necessarie a localizzarla: l’avvocato racconta di aver indicato la zona del Pecci e di essersi trovata, in lacrime, a non riuscire più a ricostruire la targa dell’altra automobile.
A cambiare la situazione è stato l’arrivo di una macchina con due giovani a bordo. Vedendo quello che stava succedendo, si sono fermati dietro la vettura della professionista e sono scesi. Un intervento che è bastato a far desistere l’uomo e a farlo allontanare.
«È stato uno choc», dice Bonaiuti, descrivendo l’altro conducente come un perfetto sconosciuto, sui 40 anni, di nazionalità probabilmente pakistana. Non una persona incontrata per ragioni professionali, dunque, ma un automobilista la cui rabbia sarebbe esplosa per non essere riuscito a immettersi nella fila.
«Ero talmente sconvolta che non ho ringraziato quei ragazzi. Lo faccio qui. Per quanto mi riguarda, comprerò spray al peperoncino, per me e per le mie figlie».
Sull’episodio è stato presentato un esposto ai carabinieri. Per l’avvocato resta la paura di essersi trovata bloccata nella propria auto, con un uomo che la minacciava al finestrino, fino all’intervento dei due ragazzi.
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