Sanità
I TANTI DUBBI CHE IL TEATRO SA SUSCITARE
di BARBARA TADDEI
Ieri sera sono entrata in casa di marito e moglie che erano legati oltre che dall’amore dalla morte, una morte, ormai vicina, perché lei era malata terminale. Il marito parlava ai bonsai ed aveva il...
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Ieri sera sono entrata in casa di marito e moglie che erano legati oltre che dall’amore dalla morte, una morte, ormai vicina, perché lei era malata terminale. Il marito parlava ai bonsai ed aveva il coraggio di non fare niente, anche quando lei cade a terra dolorante lui non fa niente. La malattia non lo preoccupa o lo responsabilizza, anzi dichiara: meglio così, se sei malata terminale non c’è proprio niente da fare. Lo spettacolo Il Nullafacente (regia di Roberto Bacci) conduce in uno spazio fatto di essenziale con pochi oggetti presenti, dove il marito Nullafacente ha deciso di non farsi modificare dagli eventi della vita, non facendo niente, ma ama la propria moglie. La moglie (Silvia Pasello) ed il marito (Michele Santeramo) sono però circondati da un coro univoco che li vuole riconvertire ai proprio doveri sociali. Il coro è composto dal fratello di lei (Francesco Puleo), che ricorda alla coppia i loro doveri affettivi e familiari, dal medico di lei (Tazio Torrini) che gli ricorda il dovere di curarsi e di vivere in modo decoroso, dell’affittuario che gli ricorda i propri doveri economici. Ma nonostante tutte queste voci incessanti, e a tratti pretenziose, il marito Nullafacente resiste a tutto ciò con la forza del niente, un niente che non ha nulla a vedere con il menefreghismo, ma è un togliere dalla propria vita fronzoli e gingilli, niente trucchi e poche parole, per dare spazio alla cura, alla vicinanza, alla presenza, all’amore, allo stare al centro del vuoto (come dice lui stesso). La loro scelta dogmatica di non far niente conduce lo spettatore verso la morte di lei, dove non ci sono strazianti lacrime né urla, ma una morte mano nella mano. Allo spettatore rimane la commozione di aver perso una donna, una commozione che è la somma di tutte le minuscole e impercettibili emozioni che il gruppo di attori (con un’interpretazione magistrale) è riuscito a comporre durante lo spettacolo.
Proprio come il miglior teatro sa fare, il Nullafacente mi ha posto dubbi e una profonda emozione, ma non sono riuscita ad amarlo perché io voglio fare, fare, fare.
Proprio come il miglior teatro sa fare, il Nullafacente mi ha posto dubbi e una profonda emozione, ma non sono riuscita ad amarlo perché io voglio fare, fare, fare.
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