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Il segreto della forma fisica di Alonso? E' a Orceto

Silvia Volpi
Edoardo Bendinelli, il preparatore atletico di Alonso
Edoardo Bendinelli, il preparatore atletico di Alonso

Edoardo Bendinelli, di Casciana Terme Lari, è il preparatore atletico e cognato del pilota spagnolo

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CASCIANA TERME LARI. Fa il preparatore atletico, veste di rosso con un cavallino rampante sul petto ed è nel pieno del suo lavoro quando mancano pochi istanti al verde sulle piste di Formula Uno.
Edoardo Bendinelli, 45 anni, di Orceto, nel comune di Casciana Terme Lari, fa parte del team di Fernando Alonso, il pilota che ha appena lasciato la Ferrari. Nell’ambiente dei Gran Premi uno come Bendinelli si chiama “fisio”, quello che cura la forma fisica del pilota, scandisce gli appuntamenti quotidiani fra allenamento, alimentazione, divise da indossare e orari. Poi, via sui circuiti di tutto il mondo ad accompagnare il campione fino al rombo dell’auto con gli occhi puntati ai secondi e la speranza di un traguardo tagliato prima degli altri.

Quella di Bendinelli, padre di due bambine, è una vita divisa tra il mondo rutilante della Formula Uno e una quotidianità da uomo comune che vive prevalentemente in Spagna, a Oviedo, insieme alla compagna, e scappa in quel di Lari appena possibile a trovare la madre e i molti amici con i quali è cresciuto e che oggi lo aspettano per farsi raccontare gli aneddoti dei Gran Premi al seguito della Ferrari. Quando è arrivata la svolta, Edoardo si occupava di medicina dello sport a Viareggio, dove giravano nomi importanti di tutte le discipline, dal calcio allo sci e pure della Formula Uno. Era un giovedì del 2002 e lui era in Sicilia, a risalire l’Etna con le pelli di foca e gli sci ai piedi.

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«Non ci pensavo proprio alla Formula Uno e non ne sapevo quasi nulla. Ero un appassionato di arrampicata e mi guadagnavo da vivere come fisioterapista in uno studio in Versilia – racconta Bendinelli –. Un giorno il medico con cui lavoravo ricevette una richiesta dalla Renault di Briatore: un fisioterapista si era sentito male. “Ti va di andare?”, mi chiese. Pensavo a tutto meno che a partire. “Ma dove dovrei andare?”, chiesi. “A Melbourne, Australia”. Non so come, ma accettai. Le mie valigie non arrivarono in aeroporto con il mio volo, in testa avevo il fuso orario di dodici ore e parlavo male l’inglese: arrivai sul circuito così, con i miei capelli lunghi e l’abbigliamento informale di sempre. Il team manager della Renault era Flavio Briatore, da quel momento anche il mio capo. Lo vidi venirmi incontro scuro in viso, si accomodò gli occhiali e disse qualcosa alla sua segretaria. Mi beccai immediatamente una risciacquata: dovevo tagliarmi i capelli, cambiarmi e indossare l’uniforme. I piloti della Renault erano Trulli, l’uomo di punta, e un giovanissimo Alonso che nessuno conosceva. Mi portarono nel garage e accesero i motori delle due macchine. Ero senza cuffie e ancora frastornato, il rumore assordante di quei due bolidi chiusi in un garage fu uno choc. Pensai “Okay, me ne vado subito”. Invece, i tempi serrati, il meccanismo inarrestabile della Formula Uno e un’intesa immediata con Alonso, molto timido, assai giovane e forse un po’ spaesato come me, mi catapultarono alla domenica del Gran Premio. La settimana dopo il team si trasferiva in Malesia a Kuala Lumpur, mi dissero che avrei fatto prima a seguirli che a tornare a casa».

Forse perché aveva imparato a muoversi meglio, forse perché Alonso si ammalò all’improvviso con un febbrone proprio alla vigilia del Gran Premio e lui se ne prese cura ventiquattr’ore su ventiquattro, insomma Bendinelli cominciò a sentire che qualcosa stava cambiando. Anche il risultato in pista rese tutto più bello: quando la macchina imboccò il circuito di gara fu un successo e Alonso conquistò il suo primo podio in Formula Uno. Edoardo e il campione si salutarono all’aeroporto ma la storia non era destinata a finire in quel modo. I piloti della Renault si erano trovati bene con il preparatore larigiano e chiesero di poterlo avere anche nel gran premio successivo, in Brasile e da lì per tutto il resto della stagione. «Accettai e poi anche l’anno successivo e quello dopo – spiega Bendinelli –. Erano i tempi di Briatore e Naomi Campbell, cominciai a vivere in un mondo ricco ed esclusivo avendo fin da subito chiaro in testa che la vita della Formula Uno e quella mia, a casa, erano completamente separate e diverse. Da allora vivo come Cenerentola e la mia mezzanotte scocca quando finisce la gara. Ma non mi pesa, non è un problema. Con gli anni, il rapporto con Alonso è maturato, si capisce chiaramente che è un’eccellenza, competitivo in tutto quello che fa, uno fuori dal comune, un grande».
E Bendinelli gli è sempre accanto.

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«Quando in cuffia dicono “Togliere lo scaldaruote”, “Accendere i motori” e “Uscire dalla griglia” sono l’ultimo ad andarmene – dice Bendinelli – anche perché devo tenere l’aria fresca in faccia al pilota prima della partenza. Dentro la macchina c’è un caldo atroce e Fernando ha in testa balaclava e casco, la tuta addosso e poi la tensione che sale al massimo». Quella del preparatore è una delle poche figure che sta nel microteam del pilota. «Tutti si preoccupano della macchina, pochissimi di chi la guida – dice ancora Bendinelli –. Intorno al pilota ci sono il manager e il preparatore, che nel mio caso significa preparatore atletico, fisioterapista e osteopata racchiuse nella stessa persona».

Nella storia di Edoardo, impegnato con Alonso, ad un certo punto è spuntato anche l’amore. Con la sorella del pilota iberico, Lorena. Si conobbero durante un Gran Premio in Spagna nel 2005, ma solo un anno più tardi scoccò la scintilla. La storia è andata avanti fra la Toscana e Oviedo, poi è arrivata la prima figlia che oggi ha quasi sei anni. Poi, un anno e mezzo fa, un’altra bambina. E Bendinelli oggi fa parte a tutti gli effetti della famiglia Alonso.
 

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