Il Tirreno

Pontedera

Quando la crisi si taglia col laser

di Tommaso Silvi
Quando la crisi si taglia col laser

I fratelli Pratelli (84 e 74 anni) viaggiano a gonfie vele e ora cercano giovani. «Svegli e volenterosi, da assumere»

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CAPANNOLI. Scordatevi l’imprenditore in giacca e cravatta. E anche la parlantina sciolta e piena di termini ricercati. Ora immaginate un arzillo ultraottantenne con una semplice camicia bianca da lavoro e un paio di bretelle che tengono saldi in vita i jeans. Mai come in questo caso l’apparenza inganna. Perché dietro a un look spartano e un modo di fare genuino si nasconde il proprietario di un’azienda di Capannoli che vive da più di 60 anni. Giampiero Pratelli, 84 anni, ha testato sulla pelle tutti i capricci dell’economia italiana. Dagli anni d’oro al tonfo della recessione. «Il fatturato è crollato di oltre il 50%. Una tragedia. Ci sono tante persone che devono finire di pagarmi alcuni lavori, ma non hanno liquidità per coprire le spese». Storie di tutti i giorni. Problemi che sempre più spesso spingono i titolari di imprese al folle gesto del suicidio. Non Giampiero però, che alle difficoltà del mercato risponde con decisione: 1 milione di euro di investimenti nel 2014. «Non ci piace cavalcare la crisi. È troppo facile. Vogliamo aumentare la produzione e assumere giovani. A patto che siano determinati e vogliosi di imparare il mestiere». Giampiero gestisce l’attività insieme al fratello Osvaldo. Si occupano di tagli laser su lamiere. Un ambito più che mai vasto, che va dalle cover dei pc alle rifiniture su macchine industriali. Parlare con due vecchie volpi come Giampiero e Osvaldo è come aprire un’enciclopedia. Non importa a che pagina. La loro è una conoscenza a 360 gradi del mondo imprenditoriale. «Abbiamo resistito a ogni tipo di difficoltà – spiega Osvaldo, 74enne, il fratello minore – lavorando e investendo interamente i guadagni. Per essere i migliori bisogna tenersi aggiornati e per restare sulla cresta dell’onda è necessario fare sacrifici economici». E non solo, visto che in tutta l’estate il cancello del capannone non si è mai chiuso. «Avevamo ordinato un macchinario di grandi dimensioni, che per essere sistemato dentro all’officina aveva bisogno di una pavimentazione diversa da quella già esistente. Quindi abbiamo sostituito le mattonelle con altre più resistenti». Eccola lì. Nel mezzo della sala ancora ricoperta dal cellophan in alcuni punti. I fratelli Pratelli la ammirano come se fossero di fronte a un santuario. È la macchina da 700.000 euro arrivata soltanto poche settimane fa, in grado di effettuare tagli bidimensionali su due turni. Un vero e proprio sogno proibito per chi lavora nel settore. Che potrebbe rivelarsi fondamentale per almeno due persone. Quelle che hanno intenzione di assumere Giampiero e Osvaldo. Ma in una ditta dove i proprietari si sporcano le mani di grasso e polvere invece di starsene seduti in ufficio anche gli operai devono possedere requisiti speciali. «Chi entra qui dentro deve sentirsi parte di una famiglia – prosegue Giampiero Pratelli – perché solamente se tutti procediamo nella stessa direzione possiamo toglierci delle soddisfazioni. E qualora si raggiungessero traguardi importanti ne beneficeremmo tutti. Dobbiamo correre insieme». Uno si concede alla stampa e l’altro controlla la produzione. Non c’è tempo da perdere. Giusto pochi secondi per una previsione futura. «In Italia andranno lontano soltanto le persone sveglie. Al giorno d’oggi non è la somma investita che fa un buon imprenditore – rivela ancora il Pratelli “senior”- ma le conoscenze, i contatti e la stima che ci si guadagna sul campo. Per gli altri non c’è spazio». Una sistemata alle bretelle. Sù le maniche della camicia. Basta con le chiacchiere. Si torna a lavoro.

Tommaso Silvi

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