Italia
Pomeriggio di terrore a Roffia e Ontraino: in 300 costretti a lasciare la casa
Maxi trasferimento al palazzetto dello sport per poi essere smistati negli alberghi o a casa di parenti. Il problema è l’erosione del terreno tra il fiume e il bacino
SAN MINIATO. L’allarme è scattato all’improvviso verso le 14,30, dopo una mattinata di apprensione ma che sembrava prefigurare un pomeriggio di relativa tranquillità. Poi l’allerta, attraverso gli altoparlanti della protezione civile. Prima l’invito a spostarsi ai piani alti, poi l’ordine di evacuazione, comunicato casa per casa dai volontari. Pochi secondi per ragionare, riordinare le idee, decidere cosa portarsi dietro. E poi via, con la speranza di tornare presto e ritrovare la casa ancora intatta e all’asciutto.
È stato un pomeriggio di ansia e di paura per gli abitanti di Roffia e Ontraino: oltre 300 le persone evacuate in tutta fretta nel primo pomeriggio di ieri e trasferite al palazzetto dello sport Fontevivo a San Miniato Basso. Qualcuno ha trovato alloggio da parenti e conoscenti dove trascorrere la notte. Altri sono stati ospitati nella sede della Misericordia e negli alberghi, nella speranza di poter tornare a casa già da questa mattina. All’origine del pericolo il grande invaso d’acqua del bacino di Roffia, destinato a diventare uno degli strumenti per dare “sfogo” alle piene dell’Arno (con i lavori per la cassa d’espansione fermi da circa un anno), e rivelatosi invece un potenziale pericolo. La piena del fiume, infatti, ha raggiunto un’altezza tale da riversarsi nell’alveo del rio Arnino, creando un vortice che ha rapidamente eroso la sottile striscia di terra che divide il fiume dal bacino, all’interno del quale si sono riversati migliaia di metri cubi d’acqua. Da qui la paura di un ulteriore cedimento che avrebbe aperto alla piena la strada verso le abitazioni. «Da dove abitiamo noi l’argine è molto vicino. I volontari ci hanno detto di andarcene il prima possibile», racconta la signora Maria Grazia Caiani, ancora scossa dall’evacuazione. «Eppure – aggiunge – quel lago era tanto bello e ora ce l’hanno rovinato». E c’è chi, come Simone Celli, nella concitazione non si è portato dietro neppure un giacchetto, anche se il pensiero è rivolto alle medicine che si è dimenticato di prendere e ai gatti lasciati in casa, al primo piano, con un pacco di biscotti. «Ci hanno strappato da casa – dice –. Ora devono accompagnarmi a prendere le medicine per l’uomo di 73 anni a cui faccio il badante».
Scene di apprensione e di rabbia dentro il palazzetto: in tanti si accaniscono contro quei lavori che sembrano aver stravolto un equilibrio precario. «È semplice: hanno distrutto il vecchio argine senza prima mettere in sicurezza quello nuovo», dice Paolo, che ha dovuto portare giù per gli scalini di casa la madre di 86 anni. «Non era mai successo – afferma Assunta Primaverina –. Non ci hanno evacuato nel ’66, né nel ’92 e ’93. Eppure stavolta è successo, forse perché non si è capaci di gestire né i lavori né le emergenze».
Intorno alle 17, insieme al sindaco Vittorio Gabbanini, sono arrivati al palazzetto anche il presidente della Provincia Andrea Pieroni e l’assessore provinciale Gabriele Santoni. Il primo cittadino ha garantito alle famiglie la sorveglianza delle abitazioni durante la notte, fornendo un numero di assistenza (0571/406550) per avere informazioni sulla situazione in tempo reale.
La Valdegola. La mattinata di ieri, però, si era aperta con gli occhi puntati sul livello dell’Egola, che ha invaso i campi delle campagne costringendo anche ad una chiusura temporanea del ponte sulla Tosco Romagnola. Emergenza rientrata nel corso della mattinata, anche se dalla consulta di Ponte a Egola, il delegato Forza Italia-Pdl Nunzio Ditta torna a puntare il dito sui «lavori insufficienti realizzati in passato». Sempre nel comune di San Miniato sono state chiuse al traffico per allagamenti la provinciale 50 a La Serra, via Oberdan a Ponte a Egola, via di Mezzo Piano, via Capocavallo e via Trento a La Scala. Allagamenti anche in via Capponi e via Marconi a San Miniato Basso. Chiuse per frane e smottamenti, invece, le vie Moriolo e Balconevisi. Lavori di massima urgenza, infine, da parte del Consorzio di Bonifica sul rio Orlo a Corazzano: una falla sull’argine, tamponata con pietrame, ha costretto all’evacuazione di tre famiglie.
Il ponte di Santa Croce. Già dalle 6,15 di ieri, invece, il livello dell’Arno ha spinto per precauzione alla chiusura del ponte di Santa Croce (poi riaperto alle 11,30), con il traffico deviato sulla Bretella del Cuoio. Il livello del fiume è arrivato a lambire le case del centro storico di Santa Croce, allagando anche il locale Blu Box (ex Canottieri). «Sono venuto a verificare i danni in piena notte – dice il titolare, Filippo Labruna –. Sono ingenti, all’interno c’erano dei frigo che si sono danneggiati ed anche le cose che tenevo all’esterno sono inservibili».
Tutte le scuole del Valdarno, tuttavia, sono rimaste aperte, ad eccezione di Casteldelbosco e del liceo Marconi di San Donato, dove i ragazzi sono stati fatti uscire pochi minuti dopo l’arrivo a scuola.
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