Da Pistoia fino al trionfo in Coppa Italia con Napoli: l’eterna scalata di Cesare Pancotto
Il senior assistant coach dei partenopei guidò la Kleenex alla promozione in A1
PISTOIA. Quando Cesare Pancotto arrivò a Pistoia era il 1990, aveva 35 anni e portava in dote la salvezza in A2 della Dinamo Sassari oltre la giusta quantità di ambizione. Non poteva sapere che i tre anni successivi sarebbero stati pieni di successi e assolutamente fondamentali per lui e per l’Olimpia: promozione in A1, entusiasmo crescente tra vecchi e nuovi appassionati e successivamente anche i playoff di serie A1.
L'architetto a bordo campo
Se le fondamenta del basket a Pistoia sono state gettate dai “grandi saggi” – in campo e fuori – Pancotto è stato l’architetto che da bordo campo ha cominciato a costruire l’edificio (l’ironia è che si è fermato a un solo esame dalla laurea in architettura). Poi ha cominciato a girare su e giù per l’Italia da provetto eternauta, raggiungendo risultati di club e riconoscimenti personali come essere nominato miglior allenatore di serie A1 per due anni, a Udine e Cremona. Il tratto comune di tutta la sua esperienza cestistica è che ovunque sia andato ha lasciato buoni ricordi sotto il profilo tecnico ed umano (promozioni in A1 con Siena e Triste, oltre Pistoia) , e anche in quelle poche esperienze rivelatesi meno felici. Forse è mancata la chiamata di un top team per completare una carriera che rimane comunque prestigiosa.
Il trionfo partenopeo
Oggi, vicino ai 69 anni che compirà a giugno, alza la Coppa Italia vinta a sorpresa ma con merito dalla Ge.Vi. Napoli con il ruolo di senior assistant coach, una figura ancora poco diffusa. Si tratta dell’assistente allenatore esperto che affianca il capo allenatore più giovane. In Italia il primo è stato Boniciolli, quando ad Avellino volle vicino a sè Tonino Zorzi. Intervistato lo scorso anno da Il Piccolo di Trieste, Pancotto spiegò: «Porto il mio contributo, consapevole che l’esperienza non è contare gli anni che passano ma la qualità di quello che si fa ogni giorno. Ho pensato che se Pozzecco, Messina, Scariolo nella loro carriera hanno accettato di fare gli assistenti, lo posso fare anch’io». È opportuno ricordare che questo ruolo Pancotto lo ha cominciato con Buscaglia proprio a Napoli, quest’ultimo esonerato dal club lo scorso campionato a poche partite dal termine con la squadra in bassa classifica. Pancotto valutò con attenzione la proposta di passare capo allenatore per rispetto verso colui che lo aveva voluto con sè. Infine accettò per condurre la squadra alla salvezza. Quest’anno a Napoli ci sono un coach croato/polacco (Milic) e un diesse spagnolo, Llompart, insieme per un progetto ambizioso di crescita del club. «Da vice allenatore posso osservare il basket da un’altra angolazione – spiega Pancotto – tra i miei compiti c’è quello di migliorare le caratteristiche dell’allenatore e sono fortunato che sia coach Milicic. Confrontarsi con un’area tecnica in cui sia il capo allenatore che il direttore tecnico sono stranieri permette di confrontarsi con pensieri e modi di essere differenti».
Il filo
A ben vedere c’è ancora un filo che unisce Pancotto con Pistoia e Napoli: la promozione in A1 fu conquistata dalla Kleenex proprio a Napoli in una partita vivace, per usare un eufemismo, specialmente nel finale. Ancora mille di queste partite, coach.
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