Il Tirreno

Pistoia

Demian-Ariel, la sfida di Rimini è duello tra hermanos

Elisa Pacini
<b>ARIEL FILLOY </b>
ARIEL FILLOY

Dall'Argentina alla Riviera, la storia dei quattro fratelli Filloy e dell'amore per la palla a spicchi

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 PISTOIA. Di basket dicono di non parlare mai granché ma, vista la calda vigilia della super sfida tra Rimini e Pistoia, da mercoledì sera hanno deciso di non telefonarsi fino a domenica quando nel tardo pomeriggio si incroceranno nei corridoi del 105 Stadium di Rimini. Uno con la tuta biancorossa, l'altro con quella dei granchi. Ariel giura che nell'ultima telefonata a Demian prima della gara che li vedrà avversari, ha chiesto al fratello solo come sta il piccolo Lorenzo, il suo nipotino. Per il resto l'argomento partita, è stato diplomaticamente evitato.  Eccoli qua i Filloy, i fratelli argentini del basket italiano, che domenica alla palla a due si stringeranno la mano prima di diventare per 40' avversari. Per Ariel (il play della Tuscany) sarà la gara del ritorno a Rimini, la città adottiva dei due più famosi fratelli Filloy, in cui Demian (ala dell'Immoboliare Spiga) è tornato quest'anno dopo l'esperienza di Montegranaro.  Cresciuti a Cordoba in una famiglia molto unita, Ariel e Demian sono i più piccoli e i più famosi del clan Filloy. Una famiglia tutta casa e basket. Se chiedi ad Ariel a quale giocatore si ispira sul parquet, chi era il suo idolo da piccolo, la risposta arriva in meno di cinque secondi. «Al numero uno metto mio padre - dice - poi di certo Michael Jordan e subito dopo tanti altri giocatori che hanno fatto la storia del basket argentino». E il giocatore più forte con cui ha giocato? «Mio fratello Demian», risponde secco, lasciando intendere che per i Filloy, il basket è davvero una questione di cuore.  L'immagine di una numerosa e simpatica famiglia sudamericana, che si riunisce intorno al tavolo a gustare l'eccezionale brasato argentino, prende vita mentre Ariel apre l'album dei ricordi.  In totale sono sei. Più mogli, fidanzate e nipoti. Quattro fratelli, mamma e babbo. È lui, giocatore di buon livello in patria, che ha trasmesso ai figli l'amore per il basket in un paese calciofilo, l'Argentina, che anche per questo motivo non è poi tanto diversa dall'Italia. Una passione fortissima che ha giocato un ruolo fondamentale di ponte culturale per il trasferimento dei Filloy in Italia alla fine degli anni '90. «Sono venuto in Italia - racconta Ariel - perché qui c'erano già i miei tre fratelli. Pablo, Demian e Juan. In Argentina non si stava molto bene in quel momento e li ho raggiunti. Io sono il più piccolo, sono arrivato a 15 anni a Porto Torres dove ho iniziato la scuola superiore, ragioneria, e a giocare nelle giovanili e in C2. I miei fratelli sono ancora tutti in Italia e ci vediamo spesso nei giorni liberi. I miei genitori invece da due anni sono tornati in Argentina, prima mi seguivano perché ero il più piccolo e poi perché mio padre è un ex giocatore di basket e non si sarebbe perso un match». La geografia cestistica dei Filloy vede il trentenne Pablo giocare in B2 a Melfi, il ventisettenne Juan a San Marino nella C regionale e, naturalmente, il ventottenne Demian a Rimini.  La città romagnola è una tappa cruciale per cementificare il rapporto già molto stretto tra Ariel e Demian. «Rimini - dice Ariel - è senza dubbio la città a cui sono più legato in Italia. Mio fratello giocava lì in Legadue, io ancora nelle giovanili di Crabs ma ho continuato a fare esperienza un po' in C2 e un po' in B2. Poi sono entrato anche io in prima squadra. E Rimini è la città dove vado spesso perché lì ho la maggior parte degli amici».  Nei racconti di Ariel, è difficile capire il confine culturale dei Filloy, a metà tra il cuore che batte per l'Argentina e il legame fortissimo cha hanno con l'Italia. «Io - dice il play biancorosso - so che la mia casa è l'Argentina, ma mi sento a casa anche in Italia». Non è solo questione di origine italiana come per buona parte degli argentini. Per Ariel, l'Italia è qualcosa di più. Arrivato adolescente nel nostro paese racconta di non aver avuto mai problemi d'integrazione. "Ero privilegiato - dice - perché giocavo a basket. Ho avuto la fortuna di arrivare quando c'erano già i miei fratelli e con i miei genitori. Non mi sono mai sentito solo. Ma il basket mi ha aiutato tanto a mettermi in relazione con i miei coetanei fin da subito, come andare a scuola. Ho fatto ragioneria, anche se mi manca un anno al diploma. Sport e scuola sono le cose che aiutano ad inserirsi subito per uno che viene da lontano».  Lo sport come veicolo di conoscenza e di amicizia, vecchia storia che in Ariel Filloy si è concretizzata al massimo. Perché il ragazzino con l'accento latinoamericano, ma italiano di formazione, fa parlare bene di sé. E così con il fratello Demian passa dopo due anni dal mare cristallino della Sardegna a quello della capitale del divertimento. I Crabs di Rimini nell'estate del 2004, li mettono sotto contratto. Ariel gioca nelle giovanili per altre due stagioni (vince il bronzo europeo nel 2007 con la nazionale italiana) e a 19 anni arriva in Legadue. Entrambi crescono sotto l'elgida del più famoso degli oriundi italo-argentini, quel German Scarone che domenica mancherà un po' a tutti, soprattutto ai tifosi pistoiesi che l'hanno sempre punzecchiato. E non poteva che essere Rimini il parquet in cui gli hermanos Filloy si sarebbero ritrovati.

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