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Sambuca Pistoiese, da 4 anni senza medico di famiglia: il record (negativo) del borgo e l'appello dei residenti

di Carlo Bardini

	Il pubblico in piazza a Taviano 
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Il pubblico in piazza a Taviano 

Oltre cento cittadini in piazza a Taviano per chiedere il ritorno del servizio. Breschi sollecita la Regione: serve un interlocutore per i problemi della montagna

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TAVIANO. «La Regione Toscana è la seconda in Italia per territorio montano e la prima per territorio boschivo, ma fa fatica a esprimere una politica della montagna. Noi siamo dentro la Regione Toscana e vogliamo rimanervi. Ma a volte sembra un nemico, perché il confronto con la vicina Emilia è duro. Non ha una politica attenta alle realtà montane e gliel’ho detto al presidente Giani. Individui un soggetto preciso con cui dialogare sui problemi della montagna. Forse si potrebbe trovare anche il percorso per riportare un medico di famiglia».

È il sindaco Marco Breschi a dirlo, a conclusione dell’evento di ieri mattina (24 ottobre) nella piazza di Taviano. «I diritti non hanno periferie. Un presidio civile per il diritto alla salute in montagna» il titolo dell’iniziativa, moderata dalla giornalista Marta Quilici. Al centro, l’assenza del medico di famiglia a Sambuca da oltre 1500 giorni: più di quattro anni. Un tema che ha richiamato oltre cento abitanti.

«Il mio medico è ancora Ettore Derevisiz, che ha lasciato Sambuca e riceve a Candeglia – spiega Ornella Bartoletti, di Carpineta –. Ogni volta che devo fare una visita mi reco nel suo studio. Se un paziente non può spostarsi autonomamente, con i mezzi pubblici coprire la distanza non è semplice. Facciamo 35 chilometri anziché i pochi di quando avevamo il medico in loco. Il problema, inoltre, è che sembra che a fine anno il dottore smetta di esercitare».

Le fa eco Umberto Saisi, di Treppio. «Per il momento guido – racconta –, ma poi come farò a raggiungere Candeglia, che non è così accessibile con i servizi pubblici? Ci spostiamo ogni volta che abbiamo bisogno di una visita. Ma non è più vita». In molti sono rimasti legati al precedente medico Derevisiz. A ricordare il tempo trascorso senza medico, durante gli interventi, è il contatore dei giorni di assenza.

Insieme a Breschi hanno parlato Marco Bussone, presidente dell’Unione nazionale comuni comunità enti montani; Luca Marmo, presidente dell’Unione dei Comuni montani Appennino pistoiese e della Provincia di Pistoia, sindaco di San Marcello Piteglio e delegato Anci per i Comuni montani della Toscana; Ilaria Agostini, docente e ricercatrice del Dipartimento di Beni culturali dell’Università di Bologna; Emanuele Rossi, giurista e professore ordinario di Diritto costituzionale alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, intervenuto con un videomessaggio.

Apprezzata la vicinanza espressa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A portare il suo saluto, in risposta a una lettera del sindaco Breschi, è stato il prefetto di Pistoia Angelo Carlo Carrabba, che ha espresso il proprio disagio di rappresentante delle istituzioni per la situazione vissuta dai cittadini della montagna.

Sono poi intervenuti l’assessore del Comune di Pistoia e presidente della Società della salute Sandro Giannessi, che ha sottolineato come la carenza di medici di famiglia sia un problema nazionale, risolvibile solo rendendo nuovamente attrattiva la professione, e la consigliera regionale Simona Querci, che ha richiamato la necessità di un impegno congiunto per tradurre in pratica le richieste di sindaci e cittadini dei territori montani.

«Il nostro è un contatore della solitudine – ha detto Breschi –, perché mancano molti diritti. Sapete in quanti mi dicono che vorrebbero venire a vivere qui, ma non lo fanno perché manca il medico? Ci vuole un cambiamento della legislazione in materia. Spero di non dover arrivare a “festeggiare” i 2000 giorni». Intanto, questa mattina, 25 ottobre, il display segna 1504.
 

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