Il Tirreno

Pistoia

La replica

«Mi sento tradito dalla Chiesa»: il duro j’accuse di Biancalani dopo la rimozione dalle parrocchie

di Giancarlo Fioretti

	Don Biancalani insieme a due giovani che sta ospitando nella canonica della chiesa di San Niccolò a Ramini
Don Biancalani insieme a due giovani che sta ospitando nella canonica della chiesa di San Niccolò a Ramini

Il sacerdote annuncia: «Non abbandonerò mai i miei ragazzi. Quando entrerete nella parrocchia pensate ai poveri che erano lì»

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PISTOIA. «Mi sono sentito non protetto, tradito e abbandonato dalla mia chiesa». A dirlo è don Massimo Biancalani che, dopo aver incassato il terribile colpo della rimozione dall’ufficio di parroco di Vicofaro e di Ramini, passa al contrattacco.

«Ho avuto la dolorosa impressione che, nel caso della mia esperienza di accoglienza, si sia scelto di assecondare una situazione politica e sociale che da anni alimentava diffidenze e paure nei confronti dei migranti, invece di difendere fino in fondo quella scelta evangelica che Vicofaro aveva cercato di testimoniare». Le parole del sacerdote giungono peraltro all’indomani della messa con cui il nuovo vescovo Augusto Mascagna ha di fatto cancellato, di fronte a una folla plaudente, l’operato di don Biancalani, derubricandolo a “un’esperienza nata bene ma poi sfuggita di mano”.

«Potete immaginarvi il mio stato d’animo - continua Biancalani in un suo comunicato diramato ieri - e potete immaginarvi soprattutto la mia preoccupazione per i ragazzi che oggi si trovano a Ramini e che rischiano di ritrovarsi nuovamente senza una casa e senza un punto di riferimento».Sì, perché anche se formalmente il vescovo Mascagna non lo ha invitato a lasciare la chiesa di San Niccolò e i locali della sacrestia dove gravitano circa sessanta dei suoi ragazzi, la rimozione dal dicastero vaticano per il clero è in realtà una sorta di avviso di sfratto e questo lui lo sa benissimo. Per far quindi passare il messaggio che non accetterà passivamente decisioni calate dall’alto non tanto sulla sua persona quanto nei confronti dei suoi ragazzi, don Biancalani puntualizza: «Non è necessario che vi dica che farò tutto quello che potrò per proteggerli e per cercare una soluzione dignitosa per ciascuno di loro».

Tracciando poi una sorta di bilancio della sua parabola di vita, il sacerdote si rivolge idealmente a coloro che gli sono rimasti sempre vicino. «Non credo che oggi sono sconfitti coloro che hanno creduto nel mio progetto di accoglienza. Non credo che noi siamo sconfitti. Viviamo certamente un periodo storico difficile anche perché molti dei valori in cui abbiamo creduto, come l’accoglienza, la solidarietà e la fraternità, sono messi pesantemente in discussione. Noi però abbiamo percorso una strada insieme per dieci anni che non possono essere cancellati da una decisione o da una chiusura».La vera stoccata, è poi quella che serba a chi giovedì, all’interno di quella che è stata per così tanto tempo la sua chiesa, ha mostrato di approvare il nuovo corso dettato dal Vaticano e benedetto dalla Diocesi di Pistoia. «Quando entrerete in quella chiesa, ricordatevi di dire una preghiera per tutti i poveri che sono passati da lì. Pensate a quelli che hanno dormito su quelle panche, a quanti hanno trovato lì per qualche notte o per qualche anno, un riparo, un pasto, una parola, un sorriso, una comunità. Quella chiesa è stata benedetta dalla loro presenza. Lì i poveri, i migranti, gli ultimi, quelli che il Vangelo ci insegna a riconoscere come i privilegiati nel cuore di Dio, hanno davvero trovato rifugio».Nei prossimi giorni sicuramente la diocesi e don Biancalani si incontreranno. Il vescovo Mascagna ha da subito aperto alla possibilità che don Biancalani continui a seguire almeno una parte dei suoi ragazzi. Tuttavia, pare improbabile che acconsenta che il sacerdote possa farlo ancora a Ramini.

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