Il Tirreno

Pistoia

La storia

Fody, l’azienda di Pistoia che aiuta l’inclusione riciclando tessuti: i dipendenti speciali diventati star dei social

di Tommaso Silvi

	A sinistra Lorenzo Traversari insieme ai ragazzi di Fody
A sinistra Lorenzo Traversari insieme ai ragazzi di Fody

Una startup innovativa a vocazione sociale fondata nel 2022, con sede a Pistoia, che ha fatto dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità e della sostenibilità ambientale la propria missione quotidiana. Sul web i video registrati nelle giornata di lavoro raggiungono ormai centinaia di migliaia di utenti

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. I video raggiungono ogni giorno centinaia di migliaia di utenti sui social. Vilma, Antonio, “il direttore” e tanti altri ragazzi sono diventati delle vere e proprie star dei social. Una storia di inclusione, un progetto ambizioso che si sta affermando sempre di più. Ben oltre i confini regionali. In Toscana esiste una realtà capace di trasformare il rifiuto in risorsa, l’emarginazione in dignità, e l’artigianato in riscatto sociale. Si chiama Fody ed è una startup innovativa a vocazione sociale fondata nel 2022, con sede a Pistoia, che ha fatto dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità e della sostenibilità ambientale la propria missione quotidiana. Attraverso il recupero di scarti tessili provenienti da produzioni di moda e industria — che altrimenti sarebbero destinati al macero — Fody produce accessori, coperte termiche, shopper, zaini e articoli destinati a persone in difficoltà. Ogni prodotto è il risultato di un lavoro manuale svolto da giovani e adulti con disabilità intellettiva, inseriti in percorsi di formazione e occupazione tutelata, pensati per valorizzare talenti invisibili. «Non solo ricicliamo tessuti: restituiamo storie, mani, speranze», spiega l’azienda, che è anche società benefit, impegnata formalmente nel perseguimento del bene comune oltre al profitto. Una realtà che oggi conta migliaia di sostenitori in tutta Italia: 78mila followers su Facebook, oltre 100mila su Instagram. Al vertice di Fody ci sono Luca Freschi, ideatore del progetto, CEO e business strategist. È stato il principale artefice del modello strategico-organizzativo di Fody, partito come laboratorio inclusivo e poi evoluto in startup innovativa a vocazione sociale, e Riccardo Pagnini, charity manager, responsabile dei rapporti con il terzo settore. Ha gestito gli accordi iniziali con i primi fornitori e le associazioni beneficiarie e ha contribuito all’avvio del laboratorio tessile inclusivo. Nei video, poi, insieme ai ragazzi che lavorano in azienda, si vedono Lorenzo Traversari e Lapo CastagnoliQui tutti i ragazzi che lavorano in Fody

Un laboratorio sociale che racconta dignità

I numeri raccontano un’impresa che è molto più di un marchio etico: oltre 30.000 coperte donate in cinque Paesi, con un obiettivo ambizioso entro il 2030 — 1 milione di coperte, 1.000 lavoratori svantaggiati coinvolti, e 1.000 tonnellate di tessuto salvate dallo smaltimento. Cifre che testimoniano l’impatto di un modello economico e umano allo stesso tempo. Ma l’anima di Fody pulsa soprattutto nelle storie dei ragazzi che ogni giorno popolano i laboratori tessili a Pistoia e in altre città toscane come Scandicci, dove il progetto ha coinvolto associazioni del territorio, come Il Cui – I Ragazzi del Sole, dando forma a vere e proprie filiere locali dell’inclusione.

I protagonisti diventano personaggi social

Una delle particolarità più coinvolgenti di Fody è la narrazione quotidiana sui social network. Le storie di chi lavora nel laboratorio — con le sue emozioni, difficoltà, conquiste e umorismo spontaneo — vengono raccontate ogni giorno in modo autentico e rispettoso, trasformando i ragazzi stessi in veri e propri protagonisti digitali. Grazie a questa scelta comunicativa genuina e inclusiva, i canali social di Fody sono diventati una finestra seguitissima sul valore della diversità, capace di attrarre migliaia di follower, aziende, enti e semplici cittadini. Non solo storytelling, ma community: un racconto collettivo dove la disabilità non è più limite, ma leva di trasformazione culturale. Una bella storia tutta Toscana. 

Primo piano
L'esperto

Terremoto in Lunigiana, il geologo: «È una zona a rischio elevato, così gli edifici si sono salvati»

di Melania Carnevali
Speciale Scuola 2030