Sempre meno banchi sulla Sala: «Invasi dai troppi ristoranti»
Gli storici commercianti sul mercato alimentare: «Ormai è diventato un mortorio»
PISTOIA. Non accenna a diminuire la diffidenza degli storici commercianti di generi alimentari della Sala nei confronti dei tanti ristoranti e ristorantini spuntati come funghi soprattutto a partire dall’alba del nuovo millennio. Se infatti per tutto il Novecento, la Sala era punteggiata da decine e decine di banchi di fruttivendoli, "pesciai", salumieri e quant’altro, tanto fitti da rendere gioiosamente problematico il passaggio, oggi i banchi si contano sulle dita delle mani. «La colpa non è solo del Comune che ha voluto snaturare questo luogo – dice stizzito Ivano Pecchioli, storico trippaio pistoiese, con il suo banchetto sulla Sala dal lontano 1953 – ma anche dei commercianti che hanno accettato di trasferirsi in piazza Mazzini. Oggi via Lastrone, via Stracceria, piazza dell’Ortaggio e la stessa piazza della Sala sono un mortorio anche perché non vengono banditi nuovi posti da concedere agli ambulanti. Così facendo si è favorita l’invasione di tantissimi ristoranti, che hanno snaturato il cuore antico di Pistoia».
A dar man forte allo storico trippaio incalza poi Maria Assunta Poli, titolare del negozio di primizie Sauro e Assunta, presente sulla Sala da ben quarantotto anni. «Piazza della Sala tornò al suo antico splendore nel 1988, quando fu demolito quell’orribile edificio chiamato "il gabbione". Al suo posto, fu ricollocato lo storico "pozzo del Leoncino", che risale al XV secolo e che era stato rimosso anni prima». Per sottolineare il carattere commerciale della Sala nel settore degli alimentari, giova ricordare che questo pozzo non era anticamente utilizzato per attingere l’acqua, bensì per scaricarci gli scarti dei macellai della zona, un tempo numerosissimi. «Per un’altra decina d’anni – continua Maria Assunta Poli – la Sala tornò a essere un vero e proprio centro commerciale alimentare all’aperto ma, già ad inizio degli anni Duemila, molti negozi tirarono giù il bandone, e con loro uno dopo l’altro ben sette degli otto bar che davano vita a tutto il circondario. Uno dopo l’altro al posto delle macellerie, degli ortolani e dei "formaggiai" iniziarono ad aprire ristoranti e trattorie, facendo cambiare pelle al quartiere e, magari, favorendo l’impennata nel prezzo degli affitti».
Chi invece resiste imperterrita è Francesca Nerozzi, terza generazione della storica dinastia di pesciai pistoiesi che, da tempo, ha la sua sede nella Rotonda di Porta al Borgo. «La presenza di un nostro banco sulla Sala - dice con orgoglio - è una sorta di riconoscimento continuo delle nostre origini. Mi nonno iniziò proprio da qui la sua parabola commerciale e io e mio marito Marco Zingaro crediamo che questo luogo abbia ancora tante potenzialità da esprimere». Più pessimista della giovane commerciante è invece Agostino De Santis, presente in piazza della sala con la sua norcineria dal lontano 1976. «Nel cuore di Pistoia la situazione per il commercio al dettaglio di generi alimentari è drammatica – dice sconsolato – visto che hanno chiuso i tre quarti dei negozi lasciando spazio a ristoranti di ogni tipo. Io prendo atto di questo andamento ma sono convinto che ci vorrebbe un giusto bilanciamento fra i vari tipi di attività. Oggi il numero di ristoranti è oggettivamente eccessivo rispetto all’esiguità del luogo. Del resto il quartiere è vivo e vivace e i residenti sono molti come lo erano un tempo. Se le persone del luogo non trovano sotto casa i negozi di cui hanno necessità giornaliera, è ovvio che allora saranno tentate a recarsi nei grandi centri commerciali di periferia per fare la spesa».
Che la Sala non sia diventata un quartiere-museo né tanto meno un alveare per i b&b del turismo massificato lo riconosce anche Simona Bargellini, del forno Garbo di via de’ Fabbri. «In queste strade abitano moltissime famiglie e giovani coppie. La Sala è un quartiere vivo, autentico, frequentato da un turismo sano e sostenibile – lancia un messaggio di ottimismo la commerciante – turisti che, frequentano il quartiere anche per i tanti ristoranti, ci chiedono quali sono le abitudini dei pistoiesi, che pane preferiscono e come si vive a Pistoia. È un turismo gentile, non certo invasivo come quello presente in altre città». Un patrimonio di sapori e tradizioni che però deve essere salvaguardato.