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il caso 

Costretti ad attendere 5 giorni per il tampone al figlio di 8 anni

Martina Trivigno
Costretti ad attendere 5 giorni per il tampone al figlio di 8 anni

Il padre: «Non sarebbe meglio farlo immediatamente e dare i risultati subito? Non soltanto per la nostra tranquillità, ma anche di quanti ci stanno vicino»

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PISTOIA

Hanno dovuto attendere cinque giorni prima che il bambino di 8 anni di età potesse fare il tampone. La febbre si è manifestata, per la prima volta, giovedì scorso: 38,5, segnava il termometro. Anche se per i genitori, a dire la verità non c’era da allarmarsi: a loro giudizio si trattava di un’infiammazione alla gola. Perché – racconta il padre del piccolo – capita spesso che il figlio si ammali per questa ragione. Il genitore spiega che non vuole puntare il dito contro nessuno e neppure sollevare una polemica. Ma piuttosto vuole attirare l’attenzione su un problema con cui molte famiglie (soprattutto ora che la scuola è ricominciata) potrebbero trovarsi a fare i conti, se la procedura non cambia. E in fretta, anche.

«Il giorno dopo, la febbre si era alzata ancora, arrivando sopra i 38,5 gradi – prosegue il padre – E a quel punto abbiamo chiamato la pediatra. Qui la prima anomalia: la dottoressa ci risponde che avrebbe subito prenotato il tampone. Non ha visitato il bambino, ma ci ha suggerito di somministrare una tachipirina, se la febbre si fosse alzata ancora».

Da qui la prima richiesta del genitore. «I pediatri devono tornare nelle case adottando tutte le protezioni del caso – sottolinea – Perché se per ogni bambino con febbre viene richiesto il tampone, è ovvio che ci vogliano molti giorni per essere anche soltanto chiamati. A mio avviso, la pediatra avrebbe dovuto visitare il bambino e, soltanto nel caso in cui avesse manifestato tutti i sintomi del Covid-19, allora avrebbe dovuto fare il tampone. Mio figlio al momento ha solo mal di gola, non presenta altro».

Ma c’è anche un’altra questione – e neppure di poco conto – che il genitore mette in luce. Soprattutto in questa fase in cui i contagi continuano a essere una presenza costante: anche ieri, infatti, in provincia di Pistoia si sono registrati due nuovi casi, uno a Pistoia e l’altro a Larciano (tutte e due le persone, asintomatiche, si trovano in isolamento nelle loro abitazioni).

«Mio figlio è andato a scuola regolarmente fino a quando non ha avuto la febbre e ha avuto contatti con i suoi compagni di classe – precisa il padre – Allo stesso modo noi genitori, seppur con le dovute precauzioni, stiamo continuando a svolgere le normali attività giornaliere. Evitiamo di andare a lavorare, avendo la possibilità di fare smart-working. Ma un dubbio mi assale, e non in relazione al caso di figlio ma per l’intera procedura: se si trattasse davvero di Covid-19 e noi fossimo portatori asintomatici, come potremmo saperlo senza il tampone? Non sarebbe più corretto svolgere immediatamente il tampone al bambino (se davvero deve essere fatto) e dare subito i risultati? Per la tranquillità nostra, certo. Ma anche per chi ci sta intorno. La nostra non è una critica, ma in questa emergenza non c’è niente che va sottovalutato o addirittura dato per scontato». —



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