Il Tirreno

Pistoia

I banditi di Buriano tentarono il colpo già il giorno prima

I banditi di Buriano tentarono il colpo già il giorno prima

I quattro desistettero vedendo che in casa c’era qualcuno le rivelazioni di uno degli aggressori di Gian Michele Gangale

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PISTOIA. Già all’alba del giorno precedente, sotto la pioggia, si erano appostati nei pressi del cascinale per fare il colpo. Credevano che tutti fossero andati al lavoro e stavano già per entrare in azione. Ma, all’improvviso, la porta si era aperta e qualcuno era uscito, era andato al furgone parcheggiato lì fuori ed era tornato dentro. E avevano desistito. Nascondendo sul posto gli arnesi da scasso, avevano rinviato il furto all’indomani, quando, speravano, avrebbero trovato la casa vuota. Era il 23 gennaio 2013. Il giorno dopo il colpo però aveva avuto un tragico esito: il furto era degenerato in una sanguinosa rapina, nel corso della quale uno di loro aveva quasi ucciso a coltellate Gian Michele Gangale, 37enne elettricista da allora rimasto paralizzato dal collo in giù.

Il nuovo particolare sulla tragica rapina di un anno fa a Buriano, sulle colline quarratine, è emerso ieri mattina durante l’incidente probatorio davanti al gup del tribunale di Pistoia, nel corso del quale è stato interrogato uno dei quattro rapinatori finiti sotto accusa per rapina aggravata, porto e ricettazione d'arma, ricettazione di un'auto e lesioni gravissime. Confermando quanto già riportato sui verbali dei re interrogatori a cui era stato sottoposto dopo l’arresto da parte dei carabinieri, Kastriot Kola, 34 anni, ha raccontato di come, insieme ai suoi complici, avesse progettato e messo in atto il colpo. L’incidente probatorio davanti al giudice dell’udienza preliminare Roberto Tredici è stato deciso al fine di poter utilizzare la testimionianza di Kola nel futuro processo nei confronti del solo suo coimputato che non potrà essere giudicato per rito abbreviato in quanto latitante da quando era stato rimesso in libertà: Selman Balla, 47 anni, che secondo il pm Claudio Curreli ebbe un ruolo attivo nella preparazione e perciò sarebbe complice nei reati commessi.

Kastriot Kola, invece, insieme ad Arben Pepa, 37, anch’egli ancora in carcere, ha chiesto di essere giudicato allo stato degli atti davanti al gup: la sentenza è prevista per il 21 marzo.

Già condannato invece a 7 anni di reclusione da tribunale dei minori il sedicenne loro connazionale che materialmente aveva ferito Gian Michele Gangale.

Ieri mattina, Kola ha confermato che il furto nel cascinale in cui abitavano Gian Michele Gangale, il padre Francesco e una bandante rumena era stato pianificato tra il Natale e il Capodanno precedenti. Contattato dai complici, lui era arrivato a Firenze il 6 gennaio e portato a Quarrata, dove, insieme al Balla avevano definito i dettagli. Là, però, era successo un imprevisto: mentre erano insieme in auto erano stato fermati per un controllo dalla polizia e identificati. Per cui il colpo era stato rinviato e lui era tornato in Albania. Per poi ritornare il 18 gennaio, restare due giorni a Firenze, e ritrovarsi con i tre complici a Quarrata: e decidono di agire il 23 mattina. Per poi, come detto, rinviare il colpo al giorno dopo.

Il 24 all’alba, vedendo un’auto che si allontanava e credendo che la casa fosse vuota, erano usciti dal loro nascondiglio. Ma sulla porta di casa si erano imbattuti nella badante rumena. Era stato a quel punto che, secondo quanto raccontato dal Kola, Selman Balla, che seguiva i complici a una decina di metri di distanza, aveva fatto dietrofront ed era scappato: sapeva che, se lo avesse visto, la donna avrebbe potuto riconoscerlo.

Il prossimo 21 marzo il gup sarà chiamato a pronunciare la sentenza nei confronti di Kola e Pepa e a decidere sul rinvio a giudizio di Balla.

Massimo Donati

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