La Pistoiese vince e torna in serie D
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La Pistoiese riconquista la serie D con una netta vittoria per 3-1 sul campo di Forte dei Marmi. A due giornate dalla fine del campionato, gli arancioni hanno conquistato la matematica promozione in serie D, vincendo il campionato 2010-11 di eccellenza (girone A). Grande la festa dei circa cinquecento supporter che al termine della partita hanno invaso il campo degli ospiti, portando in trionfo i giocatori, il mister Agostiniani e il presidente Orazio Ferrari.
I meriti di un riscatto
di Giulio Corsi
In mezzo ci sono state promozioni, salvezze, retrocessioni. La gloria della serie B, tanti anni di C. C’è stata l’umiliazione della cancellazione, presidenti amati come Fagni, competenti come Bozzi, contestati come Braccialini, farsa come Bortolozzi e Pasquariello, istituzionali come Fondatori. Ma nessuno da quel lontano 1993 era più riuscito a vincere, ad arrivare primo, a costruire la macchina perfetta come aveva fatto Maltinti. Ferrari c’è riuscito e in questo successo non ci sono solo i suoi soldi, ma diremmo che ci sono soprattutto altre due cose: il suo cuore arancione, una passione che l’ha portato ogni benedetta domenica a girare sui campi senza fama della Toscana, di vivere la partita al di là dalla rete come fosse nella mischia pantaloncini e scarpette, di amare questa squadra come un padre, di più, come un fidanzato, di urlare, imbestialirsi, crederci, sognare. Accanto al cuore, c’è stata la capacità di creare lo staff vincente, di rileggere gli errori del passato, di seguire la politica dei piccoli passi, una vittoria alla volta, mai dire serie D fino a che non era in tasca (ultima settimana a parte), pur credendoci sempre. Con Ferrari ha vinto Federico Bargagna, arrivato in punta di piedi nonostante un curriculum vincente alla scrivania, che ha costruito la squadra commettendo pochissimi errori, hanno vinto il dg Agostiniani e il ds Piemontesi. Ha vinto la Holding, che ha speso, ma che ha bilanci da fare invidia a società quotate al Mib. E i suoi presidenti, Di Sario e Bonechi. Con Ferrari ha vinto Ric Agostiniani, il primo punto fermo che il pres ha voluto quando una sera di fine giugno 2010 accettò di chiudere la saracinesca sulla storia del PistoiaClub e tentare il miracolo in sella alla Pistoiese. Una scommessa difficile, come scendere da una Punto e salire su una Porsche. Ma non fu un azzardo. Ferrari conosceva Agostiniani, calcisticamente e umanamente. Da lui volle partire e lui non ha deluso. Mai un problema in spogliatoio, una dichiarazione fuori posto, un segno di stress. Neanche con la Massese a tre punti e la grande paura sul collo. Un professionista doc, che proprio come in quel 1993, l’anno delle 11 reti di Di Vincenzo e dei voli di Schiaffino, potrebbe imitare Gianfranco Bellotto: veni, vidi, vici. È presto per sapere se sarà così. Ma lui ha già fatto capire che non sarebbe un problema se alla fine la panchina finisse a qualcun altro. Professionista, uomo e signore. In realtà a vincere è stata pure la scommessa del sindaco Berti, le battaglie di Fondatori, le scelte giuste di Calanchi, Flauto e Gemignani, e quelle sbagliate che hanno insegnato. Con Ferrari è finito l’inferno, è sparito Mosciano, la Pianese, i derby a Quarrata e Montemurlo. Ma soprattutto si è rivista la luce spenta due primavere fa a Foligno e in quella maledetta estate 2009 quando l’arancione d’improvviso diventò grigio. © RIPRODUZIONE RISERVATA
I meriti di un riscatto
di Giulio Corsi
In mezzo ci sono state promozioni, salvezze, retrocessioni. La gloria della serie B, tanti anni di C. C’è stata l’umiliazione della cancellazione, presidenti amati come Fagni, competenti come Bozzi, contestati come Braccialini, farsa come Bortolozzi e Pasquariello, istituzionali come Fondatori. Ma nessuno da quel lontano 1993 era più riuscito a vincere, ad arrivare primo, a costruire la macchina perfetta come aveva fatto Maltinti. Ferrari c’è riuscito e in questo successo non ci sono solo i suoi soldi, ma diremmo che ci sono soprattutto altre due cose: il suo cuore arancione, una passione che l’ha portato ogni benedetta domenica a girare sui campi senza fama della Toscana, di vivere la partita al di là dalla rete come fosse nella mischia pantaloncini e scarpette, di amare questa squadra come un padre, di più, come un fidanzato, di urlare, imbestialirsi, crederci, sognare. Accanto al cuore, c’è stata la capacità di creare lo staff vincente, di rileggere gli errori del passato, di seguire la politica dei piccoli passi, una vittoria alla volta, mai dire serie D fino a che non era in tasca (ultima settimana a parte), pur credendoci sempre. Con Ferrari ha vinto Federico Bargagna, arrivato in punta di piedi nonostante un curriculum vincente alla scrivania, che ha costruito la squadra commettendo pochissimi errori, hanno vinto il dg Agostiniani e il ds Piemontesi. Ha vinto la Holding, che ha speso, ma che ha bilanci da fare invidia a società quotate al Mib. E i suoi presidenti, Di Sario e Bonechi. Con Ferrari ha vinto Ric Agostiniani, il primo punto fermo che il pres ha voluto quando una sera di fine giugno 2010 accettò di chiudere la saracinesca sulla storia del PistoiaClub e tentare il miracolo in sella alla Pistoiese. Una scommessa difficile, come scendere da una Punto e salire su una Porsche. Ma non fu un azzardo. Ferrari conosceva Agostiniani, calcisticamente e umanamente. Da lui volle partire e lui non ha deluso. Mai un problema in spogliatoio, una dichiarazione fuori posto, un segno di stress. Neanche con la Massese a tre punti e la grande paura sul collo. Un professionista doc, che proprio come in quel 1993, l’anno delle 11 reti di Di Vincenzo e dei voli di Schiaffino, potrebbe imitare Gianfranco Bellotto: veni, vidi, vici. È presto per sapere se sarà così. Ma lui ha già fatto capire che non sarebbe un problema se alla fine la panchina finisse a qualcun altro. Professionista, uomo e signore. In realtà a vincere è stata pure la scommessa del sindaco Berti, le battaglie di Fondatori, le scelte giuste di Calanchi, Flauto e Gemignani, e quelle sbagliate che hanno insegnato. Con Ferrari è finito l’inferno, è sparito Mosciano, la Pianese, i derby a Quarrata e Montemurlo. Ma soprattutto si è rivista la luce spenta due primavere fa a Foligno e in quella maledetta estate 2009 quando l’arancione d’improvviso diventò grigio. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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