Diego Fabbrini, stella della Dinamo Bucarest «Torneo fermo, noi stiamo bene»
Il fantasista classe 1990, in Romania con moglie e figlia, sente tutti i giorni i familiari che vivono a San Giuliano
SAN GIULIANO. Fino a pochi giorni fa era uno dei pochi sportivi pisani che stava giocando a calcio perché in Romania l’emergenza coronavirus non era ancora elevata come in Italia e in altri paesi europei. Adesso però anche il trequartista della Dinamo Bucarest Diego Fabbrini, classe 1990, è rimasto nella sua casa di Bucarest assieme a moglie e figlia dopo lo stop al campionato imposto dalla federazione rumena.
Per Fabbrini, un talento cresciuto nell’Empoli e arrivato ad indossare la maglia della Nazionale, non è la prima esperienza all’estero, come vedete nella scheda in questa stessa pagina. «Saluto e tranquillizzo tutti, - si dice, - noi stiamo bene. Mi sento tutti i giorni con la mia famiglia che vive sempre a San Giuliano e anche loro non hanno nessun problema. In Romania i primi casi di coronavirus sono piuttosto recenti, ma la federazione ha fatto bene a bloccare i campionati».
Si potevano prendere decisioni più tempestive anche in Italia?
«Non sta a me dirlo, io faccio il calciatore. Dobbiamo fidarci solo del parere degli esperti».
Qual è la situazione per gli altri connazionali?
«I voli con l’Italia sono bloccati e gli italiani che sono arrivati di recente sono in quarantena. Adesso stiamo in casa anche noi, anche se non ci sono divieti particolari come in Italia. Adesso è giusto comportarsi in questo modo».
In Italia ci sono già in serie A casi positivi al coronavirus, c’è preoccupazione anche tra voi calciatori?
«Ho letto e mi dispiace molto. Serve la massima attenzione anche da parte nostra. Noi sportivi non siamo certo immuni».
Voltiamo pagina. Come si sta trovando in Romania?
«Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla città e dalla squadra. In molti si fanno un’idea sbagliata della Romania. Ho trovato un paese all’avanguardia. All’inizio anch’io avevo le mie perplessità, ma anche mia moglie e mia figlia si stanno trovando bene».
In campo come vanno le cose?
«Settimana scorsa ci siamo qualificati per la semifinale di Coppa di Romania, adesso attendevamo il sorteggio ma al momento è tutto sospeso».
Il periodo più bello della sua carriera?
«Gli anni passati in Inghilterra. Sicuramente il calcio inglese ha un fascino particolare e mi sono adattato subito bene. Ho avuto la fortuna di giocare in Championship che è il campionato di serie B più difficile al mondo. Praticamente una serie A2».
I tifosi inglesi le dedicarono un coro speciale, giusto?
«È vero, ai tempi del Middlesbrough mi dedicarono un coro alla Maradona (“Diego, Diego”). Tutto è nato quasi per gioco e dal fatto che facevo tanti dribbling. L’affetto dei tifosi inglesi era incredibile».
Il momento più difficile?
«Quando ero in Spagna al Real Oviedo, perché mi sono dovuto operare al ginocchio perdendo di fatto sei mesi».
Non ha nostalgia dell’Italia?
«Tantissima. Spero prima o poi di tornare a giocare nel nostro paese».
Magari indossando la maglia del Pisa?
«Perché no, sono di San Giuliano Terme e mi piacerebbe giocare con i nerazzurri».
Di solito nessuno è profeta in patria, non teme questo detto?
«No, non penso di essere uno che sente questo tipo di pressione. Anzi, sarebbe uno stimolo in più a far bene».
C’è mai stato qualche contatto con il Pisa in passato?
«Sì, ma mai niente di concreto. In particolare quando il diesse nerazzurro era Pino Vitale, che conoscevo dai tempi di Empoli, c’è stato un contatto. Ma alla fine non c’è stato nulla da fare. Però, mai dire mai” . –
Andrea Chiavacci
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
