Panathlon: Catola e quella finale sfiorata
Massimo Berutto
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ATLETICA. Elio Catola I ricordi del grande atleta pisano alla conviviale estiva
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TIRRENIA. Ultima riunione conviviale prima dell'estate per i soci del Panathlon Club al bagno Lido. Si chiude una stagione che ha confermato il circolo del presidente Andrea Bottone come punto di riferimento per promuovere l'etica sportiva ma anche il gusto di sfidare gli altri e, prima di tutto, se stessi nella pratica agonistica. Da settembre ad ora si sono avvicendati ogni mese grandi personaggi legati al mondo dello sport: in ordine cronologico Flavio Roda (maestro di Alberto Tomba), il giornalista Emanuele Dotto, l'avvocato Federico Menichini (specializzato in Diritto Sportivo), la velocista Anna Bongiorni (premio Panathlon 2009), la pallavolista Giulia Pisani (insignita come migliore giovane pisana 2009), l'ex pugile Patrizio Kalambay (con il suo allievo Dario Cichello), il calciatore Dayo Oshadogan e il golfista Jacopo Jori. Una sventagliata fra discipline e problematiche diverse, sviscerate dalle domande dei soci. Nessun ospite nell'ultima cena stagionale, in una serata completamente dedicata alla buona cucina e alle amicizie coltivate e cementate negli anni dal comune amore per lo sport. In realtà le grandi presenze sono solo un corollario per un club che vanta già al suo interno sportivi dal nobile passato. I pochi fortunati che hanno condiviso il tavolo con Elio Catola hanno potuto rivivere dai suoi ricordi di protagonista l'Olimpiade che più di altre è rimasta stampata nel cuore degli italiani. Catola (classe 1935, di Uliveto Terme) era sulla linea di partenza dei 400 metri ad ostacoli a Roma 1960. Un ottimo ottavo posto complessivo (con il tempo di 52''3), velato dal rimpianto di aver mancato per poco l'accesso alla finale (riservata ai primi 6). «Andai meglio in batteria rispetto alla semifinale (mezzo secondo in meno, ndr) - ha raccontato l'ex ostacolista ai suoi commensali -, mentre di solito crescevo di turno in turno. Purtroppo accusai un doloretto che mi penalizzò». L'emozione è sempre intatta, come l'amicizia con Livio Berruti, che conquistò l'oro nei 200 metri eguagliando il relativo record mondiale. Una carriera breve per Catola, iniziata dopo l'adolescenza e terminata già a 27 anni, eppure impreziosita da successi, ad esempio nel Meeting di Zurigo. Nel 1957 l'accesso in semifinale nei campionati mondiali universitari sulla distanza dei 400 piani e un terzo posto nella 4x400, migliorato due anni dopo con un argento sempre in staffetta. Quindi il passaggio alla corsa ad ostacoli, con tutte le difficoltà di assimilare una tecnica completamente diversa. Nella nuova disciplina, oltre alla performance olimpica, la terza posizione nei campionati mondiali universitari del 1961. Intanto Catola aveva iniziato una carriera (anzi una passione) parallela, altrettanto ricca di soddisfazioni, da professore di educazione fisica, forse il più amato del liceo scientifico Dini. Per una conferma basta andare su Facebook: il gruppo «Fan del mitico Elio Catola!» vanta circa 550 membri. Il prof ha ricordato i sacrifici per conciliare l'insegnamento e gli allenamenti, che allora si svolgevano sulla pista (quando ancora c'era) dell'Arena.
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