Il Tirreno

Pisa

Sanità: il caso

Pisa, morto nella sala d’attesa a Cisanello. La figlia: «Non si ripeta quanto accaduto a mio padre»

di Luca Cinotti

	L'82enne scomparso e una foto d'archivio del pronto soccorso di Cisanello
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L'82enne scomparso e una foto d'archivio del pronto soccorso di Cisanello

Le parole di Rossella Cei: «Inconcepibile morire aspettando di essere curato». Tante le reazioni da parte del mondo della politica sulla vicenda

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PISA. «Vorrei che quanto è accaduto a mio padre non si ripetesse più e che chi di dovere si attivi per prendere ogni più opportuno provvedimento in merito». È a queste parole che Rossella Cei, figlia di Carlo, l’82enne di Calci morto nella sala d’attesa del pronto soccorso di Cisanello, affida la propria posizione tramite il legale Andrea Lupetti.

Le parole della figlia

«Il dramma vissuto nei momenti da me descritti nel post che ho pubblicato sulle pagine Facebook è ancora vivo», spiega la signora Rossella. Che – tuttavia – spiega di non volersi ergere a giudice di quanto avvenuto, anche se rimarca la tragicità dell’episodio: «Non è mio compito indagare e/o riuscire a scoprire le motivazioni di quanto è accaduto, né indicare eventuali responsabilità, ma ritengo che sia inconcepibile morire – tragicamente – nella sala d’aspetto in un pronto soccorso in attesa di essere visitata».

A fare luce su quanto accaduto potrebbe essere un’eventuale inchiesta interna dell’Aoup per accertare se qualcosa non ha funzionato nell’accoglienza e nel trattamento di Cei, che sarebbe andato al pronto soccorso per una brutta tosse unita a un quadro clinico caratterizzato da altre gravi patologie.

La morte di Cei, due giorni prima del proprio compleanno, ha colpito tutta la comunità di Calci, dove era conosciutissimo, ma è risuonata ben oltre, anche grazie ai post Facebook citati dalla figlia, nei quali si chiedeva a eventuali testimoni di farsi avanti.

«Fare chiarezza»

E anche la politica ha commentato quanto successo a Cisanello lunedì scorso.

Da parte dell’europarlamentare della Lega Susanna Ceccardi è arrivato un attacco alla sanità locale e regionale: «Morire in pronto soccorso non può essere archiviato come un episodio. La Regione Toscana intervenga subito sulla sanità pisana. Morire in una sala d’attesa di un pronto soccorso, dopo ore trascorse dall’arrivo in ospedale, è una tragedia che non può essere archiviata come un semplice episodio. È una vicenda che impone interrogativi, accertamenti e, soprattutto, risposte. Quanto accaduto a Cisanello richiama ancora una volta l’attenzione sulle condizioni della sanità pisana e sulle difficoltà che quotidianamente affrontano cittadini e operatori sanitari. È necessario fare piena chiarezza su quanto accaduto: ricostruire i tempi, le procedure adottate, le condizioni del paziente e ogni eventuale criticità organizzativa. Una cosa, però, è certa: il problema della pressione sui pronto soccorso non può essere affrontato soltanto quando si verifica una tragedia. La Regione Toscana deve assumersi le proprie responsabilità e intervenire con urgenza sulla sanità pisana. Servono risorse, personale adeguato, organizzazione e percorsi capaci di garantire ai pazienti un’assistenza tempestiva e sicura».

Ceccardi ricorda anche come ancora non sia entrato in carica il nuovo primario del pronto soccorso, il dottor Alessio Bertini che, individuato tramite concorso, entrerà in Aoup il 1° novembre: «È legittimo, dunque, chiedersi perché siano trascorsi diversi mesi tra la conclusione del concorso e l’effettiva entrata in servizio del nuovo responsabile del Pronto Soccorso. Una domanda alla quale la Regione Toscana e l’Azienda ospedaliera dovrebbero fornire una risposta chiara».

«Sostenere il personale»

Da parte sua il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Diego Petrucci invia a « non criminalizzare o accusare gli operatori sanitari del pronto soccorso di Pisa, che lavorano e vivono quotidianamente in una situazione difficilissima, con carichi di lavoro abnormi e numeri impressionanti. Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che i pronto soccorso sono ormai diventati lo stretto collo d'imbuto dove vanno a confluire, inevitabilmente, tutte le criticità strutturali della nostra sanità. È lì che si scaricano la cronica debolezza della medicina territoriale, la drammatica carenza dei medici di base e le enormi difficoltà nella gestione di patologie complesse, come quelle dei malati psichiatrici, per i quali mancano strutture e percorsi dedicati».

Un contesto in cui «donne e uomini si trovano costantemente stretti tra l'incudine e il martello: da un lato un sistema istituzionale carente, dall'altro la disperazione e i bisogni legittimi dei cittadini. Nonostante turni estenuanti e condizioni di insostenibile pressione, queste persone svolgono ogni giorno un lavoro straordinario, pur essendo profondamente sottopagate e lasciate in prima linea a fare da scudo a una sanità pubblica in perenne affanno. Nell'esprimere la mia più sentita vicinanza ai parenti della vittima, voglio ribadire che continuerò a battermi con forza per i medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario dei Pronto Soccorso di tutta la Toscana. Chiedo fermamente che non si strumentalizzi questa tragedia per attaccarli o criminalizzarli: è sacro e sacrosanto che la verità venga accertata, ma questo deve avvenire con prudenza, lucidità e con il massimo rispetto per chi, ogni giorno e ogni notte, lavora instancabilmente con passione e coraggio».

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