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Pisa, nuova centralità per il Galilei ma solo in “rete” con Firenze – Piano nazionale degli aeroporti: cosa prevede

di Danilo Renzullo

	Un rendering del futuro terminal dell’aeroporto Galilei di Pisa
Un rendering del futuro terminal dell’aeroporto Galilei di Pisa

Potenzialità fino a 8,5 milioni di passeggeri ma la città e lo scalo sono al momento esclusi dai progetti di potenziamento delle infrastrutture

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PISA. Fondamentale sì, ma all’interno di un network regionale che punta a superare il concetto di “bacino di traffico” e promuove la formazione e lo sviluppo di sistemi integrati. Ma se la versione definitiva del Piano nazionale degli aeroporti 2026-2035 – il documento di indirizzo politico e tecnico di sviluppo del trasporto aereo elaborato dall’Enac e dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – da una parte “cancella” il ruolo di scalo strategico (quello che nella bozza del piano presentata nel 2022 era stato assegnato al Vespucci di Firenze “declassando” il Galilei di Pisa), dall’altro punta su uno sviluppo sinergico delle reti territoriali, basato soprattutto sul potenziamento del trasporto intermodale: uno scenario che potrebbe penalizzare Pisa e il suo scalo, tagliati fuori dai futuri piani di sviluppo, in particolare della rete ferroviaria.

«Integrato, sostenibile e connesso con i territori» è il sistema aeroportuale futuro immaginato dal piano che include il Galilei e il Vespucci tra i 41 aeroporti di “interesse nazionale” e li qualifica di “rilevanza internazionale” sulla base degli attuali dati di traffico e di connettività. Il piano supera il precedente concetto di bacino di traffico (i “bacini di traffico” erano determinati considerando solo i territori in grado di raggiungere un aeroporto “strategico” in meno di due ore di percorrenza in auto: «concetto spaziale – spiega il piano – che appare ormai lontano dalle logiche odierne di sviluppo sostenibile delle infrastrutture») e organizza la “geografia aeroportuale” italiana in tredici network, tra i quali il sistema integrato aeroportuale toscano (Firenze-Pisa).

Un sistema, specifica il piano, che «si contraddistingue per la spiccata diversificazione e specializzazione dei due aeroporti».

«Da un lato, l’aeroporto di Firenze presenta storicamente un traffico “premium” – spiega il piano –, realizzato attraverso un network di corto-medio raggio con voli di feederaggio verso i principali hub europei, operato prevalentemente da compagnie tradizionali tramite velivoli di piccole-medie dimensioni (determinati da restrizioni operative della pista). Dall’altro, l’aeroporto di Pisa è caratterizzato dalla prevalenza di traffico turistico gestito da vettori low-cost e dalla presenza di voli cargo. In termini di bacino, il sistema toscano è accessibile da 9,7 milioni di abitanti in due ore, entrando in significativa sovrapposizione con la catchment area (bacino di utenza, ndr) dell’aeroporto di Bologna». Un sistema, quello toscano, fortemente penalizzato da limiti operativi. Anche se il piano indica per il Galilei una potenzialità di mercato che oscilla tra i 7,4 e gli 8,5 milioni di passeggeri (Peretola tra i 3,9 e i 5,8 milioni) evidenzia che «il sistema toscano risente del “gap” capacitivo dovuto al co-uso militare-civile dello scalo di Pisa» e «al contempo, l’attuale dotazione infrastrutturale di Firenze Peretola risente delle limitazioni operative vigenti».

«Ne deriva – specifica il documento – che l’incoraggiante trend positivo della domanda potenziale di traffico dovrà essere gestito attraverso la pianificazione di uno sviluppo sostenibile e di qualità dello scalo fiorentino sinergicamente a quello pisano». Infrastrutture – a partire dal rifacimento del terminal del Galilei (in corso) e dalla realizzazione del “nuovo” Vespucci –, ma non solo. Lo sviluppo immaginato – e indicato – dal piano prevede “sinergie” tra i due scali, il potenziamento e lo sviluppo delle reti di accesso al sistema aeroportuale toscano. Obiettivo fondamentale è infatti «la piena integrazione funzionale rispetto al territorio e al network dei trasporti, in una logica intermodale tesa anche a ridurre le differenze tra zone del Paese con differenti livelli di accessibilità ai servizi di trasporto». L’intermodalità diventa quindi uno dei pilastri del futuro sistema aeroportuale. Treni, strade, autostrade e autobus perché «gli aeroporti devono consentire il veloce spostamento di passeggeri e, per fare questo, devono poter contare su un livello di connessione diversificato ed efficiente con la città e il territorio di riferimento».

Un obiettivo da cui Pisa – al momento – è tagliata fuori. Nessun progetto per collegare o migliorare la rete di connessione al Galilei, a differenza invece del Vespucci, rientrato nel piano di sviluppo e potenziamento (al 2033) di Rfi dei collegamenti ferroviari agli aeroporti: un piano da 1,8 miliardi di euro, di cui 1,6 già finanziati. 

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