Pisa, senza casa e servizi sociali: “record” di poveri alla Caritas
Quasi 2.200 persone hanno chiesto aiuto: «Mai così tante»
PISA. Sono 2.199 le persone incontrate dalla Caritas di Pisa nel 2025, più 20,2% rispetto all’anno precedente, addirittura 53 in più nel confronto con il 2020, il primo anno della pandemia da Covid-19, quello delle restrizioni più lunghe e rigide con le relative conseguenze economiche e sociali. «Non ne abbiamo mai incontrati così tanti, almeno da quando sono iniziate le rilevazioni dell’Osservatorio sulle povertà e le risorse», sottolinea il direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale della carità don Emanuele Morelli durante la presentazione di “In frantumi”, l’edizione 2026 dell’annuale rapporto sulle povertà.
Il dato, peraltro, è parziale e sottostimato dato che alle persone incontrate ai servizi Caritas, vanno aggiunti i familiari conviventi, anch’essi beneficiari degli interventi della Caritas, ovvero i 2.146 figli (di cui 1.519 minori) e i 246 parenti (coniugi, genitori, fratelli o sorelle). Il totale fa 4.591 persone seguite e assistite, corrispondenti alle dimensioni di un comune come Palaia (4.562 abitanti) o Peccioli (4.563) e, in generale, più grande di quasi la metà (17 su 37) dei comuni della provincia di Pisa. Tutto ciò in un anno “normale”, ossia non contraddistinto da gravi e improvvise emergenze – come è stato in occasione della pandemia – e nemmeno dall’apertura di nuovi e importanti servizi capaci d’intercettare e rispondere ai bisogni di soggetti diversi rispetto a quelli incontrati fino a quel momento. Nel 2025 non è accaduto nulla di tutto ciò: è per questo che i ricercatori della Caritas parlano di «aumento non solo elevatissimo, ma anche atipico».
Un incremento, peraltro, che è ulteriormente enfatizzato anche dal numero dei contatti, ossia dalle volte in cui le persone incontrate hanno avuto necessità di rivolgersi ai servizi Caritas: lo hanno fatto in ben 25.699 occasioni, in media 12 volte a testa. Nel 2024 i contatti erano stati 8.418, ossia tre volte di meno per una media di cinque incontri a persona. Ma come può essere interpretato e che cosa giustifica un aumento così improvviso e impetuoso? Non dipende dalle cosiddette “nuove povertà”, ossia le persone incontrate per la prima volta nel corso dell’anno: delle 369 persone in più incontrate nel 2025, infatti, solo una minima parte (61) si è rivolto alla Caritas per la prima volta nel corso dell’anno. Tutte le altre sono già conosciute: 143 da un periodo compreso fra uno e cinque anni e ben 164 da più di sei anni. Nulla d’inspiegabile e nessuna contraddizione per gli autori: «È il fenomeno delle cosiddette “povertà di ritorno”, persone che Caritas aveva seguito e sostenuto in passato ma che, per un certo periodo, non si erano più fatte vedere, quasi sempre non perché la loro situazione di fragilità si fosse risolta, ma semplicemente attenuata, sovente grazie al coinvolgimento di altri servizi del territorio, a cominciare da quelli pubblici – spiegano –. Non è un fenomeno nuovo, si era già verificato frequentemente in passato, ma mai in queste dimensioni».
Allora che cosa è accaduto? Sono due le chiavi di lettura proposte dal rapporto. La prima chiama in ballo l’emergenza abitativa: fra il 2022 e il 2025 le persone che vivono una condizione di “marginalità abitativa” sono passate dal 10,7 al 21,3%. In valore assoluto, in appena quattro anni, si è saliti da 148 a 348 persone, per un aumento del 135%. La seconda ragione che sembra, in parte giustificare, il “record” per don Morelli riguarda «l’implosione del sistema dei servizi sociali e socio-sanitari della Zona Pisana, con la chiusura della Società della Salute, messa formalmente in liquidazione dall’1 agosto 2025». Numeri alla mano, infatti, oltre i tre quarti (77,5%) delle persone incontrate nel 2025 in carico ai servizi sociali pubblici. E sono proprio queste persone a “coprire” una quota significativa della cosiddetta “povertà di ritorno”, soprattutto di quelle conosciute da più tempo: fra le persone seguite da Caritas e conosciute anche dai servizi sociali, infatti, quelle incontrate nell’ultimo anno e quelle conosciute da non più di cinque anni, sono stabili, mentre coloro che si sono rivolte per la prima volta ai servizi Caritas almeno sei anni fa sono aumentati addirittura del 31,7%.
F.P.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
