Il Tirreno

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L’intervista

Pisa, chi è Giulia Contini: l’erede di Ciccio Auletta che vuole battere la destra – «Voglio una città per chi la abita e non per chi intende comprarsela»

di Francesco Loi

	Ciccio Auletta e Giulia Contini 
Ciccio Auletta e Giulia Contini 

Il nuovo ingresso in consiglio comunale segna un cambio di volto nella rappresentanza della sinistra radicale: un percorso nato nei movimenti, affinato nelle battaglie sociali e ora proiettato dentro le istituzioni in una fase cruciale per gli equilibri politici cittadini

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Pisa Una voce nuova, ma nella continuità programmatica, contro la destra. Debutto in consiglio comunale per Giulia Contini al posto del dimissionario Ciccio Auletta, un cambiamento a suo modo storico nella rappresentanza istituzionale della sinistra radicale a Pisa. Avvocata civilista dal 2018, si occupa prevalentemente di locazioni e famiglia, e dal 2023 fa parte della segreteria nazionale dell’Unione inquilini. Ha iniziato a fare politica attiva all’interno del collettivo ai tempi del liceo classico. Ha sostenuto il progetto della coalizione Diritti in comune (Una città in comune-Rifondazione Comunista fin dagli inizi).

Contini, sensazioni per il primo consiglio?

«L’emozione per questo impegno è grande e ha tante sfaccettature. È un onore essere la voce di un pensiero e un lavoro collettivo nel consiglio comunale. Non nascondo di essere anche tesa, perché sento di dover fare del mio meglio. Come sempre il nostro obiettivo è quello di provare a dare voce a tutte le persone che ogni giorno vedono compressi i loro diritti da chi è più potente. Non è un compito da poco, ma sono molto determinata».

Rispetto ad Auletta procederà in piena continuità o intende aggiungere o modificare qualcosa?

«Per noi la continuità è data dal nostro programma politico. Procederò sempre insieme alla coalizione. Cambia solo la voce. Avrò il mio stile, non si tratta però di aggiungere o modificare, ma di lavorare per un cambiamento della nostra città e società, raccontando con coerenza sempre la verità dei fatti quando si parla».

I principali fronti di impegno politico?

«Le nostre proposte, da sempre, sono interconnesse tra i temi della giustizia climatica, ambientale e sociale, dei diritti e della partecipazione, oltre che della pace e del disarmo. È difficile slegarli perché abbiamo un’idea di società diversa da quella liberista, patriarcale e bellicista in cui viviamo. Per esempio, la battaglia contro il progetto della nuova base militare: oltre mezzo di miliardo nell’economia di guerra mentre si tagliano milioni di euro alla scuola e alla sanità pubblica, alla tutela dell’ambiente. Le risorse vanno investite, invece, per allargare i diritti per tutte e tutti e aumentare i salari. Pisa deve essere una città per chi la abita e non per chi intende comprarsela. Con le politiche della giunta Conti la città è messa in vendita al miglior offerente e aumenta le disuguaglianze. Le esternalizzazioni, il riassetto delle società partecipate e della macchina comunale è funzionale a questo progetto, rendendo sempre più difficile un controllo sull’operato pubblico. Processi sempre meno partecipati come dimostra anche lo scioglimento della Società della Salute in cui a pagare le conseguenze sono sempre le persone più fragili. Serve per questo una politica redistributiva fondata sulla giustizia fiscale a partire dalla tassazione della grande rendita immobiliare e un uso diverso delle risorse pubbliche: un milione e mezzo di euro non vanno spesi nel parcheggio al Giardino Scotto, ma per sistemare le case popolari che crollano a pezzi come il Villaggio Centofiori».

Quali sono i rapporti con le altre opposizioni di centrosinistra e sinistra?

«Abbiamo condiviso con le altre minoranze percorsi di opposizione alla destra per la difesa del funzionamento democratico delle istituzioni, come dimostra il recente caso limite del ricorso al Tar contro la delibera relativa alla variante Carron, a fronte di una chiusura sempre più forte degli spazi di discussione dentro il consiglio e nelle commissioni da parte della maggioranza, con la giunta che su alcuni temi non si presenta per mesi nelle commissioni. Ci siamo candidati con un programma alternativo tanto alla destra quanto al centrosinistra, troppo spesso complice con le politiche della destra. Alcuni esempi: la stessa base militare, la Darsena Europa, la nuova pista di Peretola, il Keu. Ma anche le politiche abitative: com’è pensabile svendere i palazzi di via Zamenhof a soggetti imprenditoriali per realizzare studentati privati quando, solo nella nostra città, la Regione lascia più di mille studenti e studentesse, aventi diritto, senza un alloggio?».

Lei si insedia nella parte di consiliatura che porterà alle elezioni comunali: quale scenario per Una città in comune e per la coalizione?

«Proprio questa domenica (22 marzo, ndr) al circolo di Putignano festeggeremo con un grande pranzo sociale i 13 anni di Una città in comune e la sua alleanza con Rifondazione Comunista. Il nostro è un progetto di speranza. La nostra politica parte dai movimenti e da sempre porta dentro le istruzioni il conflitto sociale: senza le lotte il cambiamento non arriva, come ci insegna la storia del nostro Paese. Penso che in questi anni il bisogno del cambiamento rispetto a questo sistema di potere a livello locale e nazionale sia cresciuto. Credo che la nostra coalizione questo lo abbia sempre tradotto in un’opposizione seria, ricca di proposte alternative e concrete come dimostriamo ogni anno con le nostre contromanovre ai bilanci di chi governa, capaci di smascherare i poteri forti. Per il 2028 come coalizione vogliamo battere la destra e amministrare Pisa con questo programma chiaro, praticabile, coraggioso e determinato e tutelare le tante persone che oggi chi governa a ogni livello prova a rendere invisibili».

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