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Pisa, Pacini Editore ricorda Barbara Capovani: una panchina rossa per celebrare scienza, coraggio e memoria

di Redazione Pisa

	La panchina dedicata a Barbara Capovani
La panchina dedicata a Barbara Capovani

Nota per la sua competenza, la curiosità intellettuale e l’approccio innovativo al trattamento dei pazienti, aveva dedicato la vita alla ricerca e alla cura, diventando un punto di riferimento per colleghi e istituzioni

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A Pisa Pacini Editore ha scelto di rendere omaggio a una figura che ha lasciato un segno profondo nella medicina italiana: la dottoressa Barbara Capovani, psichiatra, ricercatrice e professionista stimata, uccisa brutalmente nell’aprile 2023 da un ex paziente all’ospedale Santa Chiara di Pisa. Un caso che scosse l’intero Paese e che riportò al centro del dibattito nazionale il tema della sicurezza degli operatori sanitari, in particolare di chi lavora nella salute mentale. Capovani, 55 anni, era responsabile del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’Azienda Ospedaliero‑Universitaria Pisana. Nota per la sua competenza, la curiosità intellettuale e l’approccio innovativo al trattamento dei pazienti, aveva dedicato la vita alla ricerca e alla cura, diventando un punto di riferimento per colleghi e istituzioni. Dopo la sua morte, il Parlamento ha approvato la cosiddetta “Legge Capovani”, che inasprisce le pene per le aggressioni al personale sanitario e introduce misure di prevenzione più stringenti.

Il legame con Pacini Editore

Nel giorno del suo compleanno, Pacini Editore ha voluto ricordarla non solo come scienziata e professionista, ma anche come donna profondamente legata alla casa editrice e alla famiglia Pacini. Un rapporto di amicizia autentica, coltivato negli anni e rimasto intatto anche dopo la sua scomparsa. Per questo, l’editore ha scelto di intitolare una panchina rossa alla memoria di Barbara Capovani, un gesto simbolico che unisce il ricordo personale alla battaglia collettiva contro la violenza sulle donne. La panchina, collocata in uno spazio pubblico, vuole essere un luogo di riflessione e un invito a non distogliere lo sguardo. «Questa panchina rossa – spiegano da Pacini Editore – rappresenta un monito contro l’indifferenza e un richiamo alla responsabilità reciproca. Barbara credeva profondamente nell’uguaglianza di genere e nella necessità di contrastare ogni forma di violenza. Vogliamo che questo luogo diventi un simbolo di impegno e memoria».

La cerimonia e le presenze

All’inaugurazione hanno partecipato anche Gabriella, la madre di Barbara Capovani, e la dottoressa Simona Elmi, collega e amica di lunga data. Una presenza che ha dato alla cerimonia un valore ancora più intimo e sentito, trasformando il momento in un abbraccio collettivo alla famiglia e a chi ha condiviso con Barbara anni di lavoro e di vita.

Un’eredità che continua

Il ricordo di Barbara Capovani non si esaurisce nella commemorazione. La sua storia continua a ispirare iniziative, ricerche e battaglie civili. La panchina rossa voluta da Pacini Editore si inserisce in questo percorso: un gesto semplice, ma capace di parlare a tutti. Un invito a non dimenticare, ma soprattutto a costruire una società in cui la scienza, la cura e l’impegno civile possano essere esercitati senza paura.

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