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La Scuola Normale si schiera: «Stop all’accordo con Israele»

di Francesco Paletti

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Pisa: mozione del Senato accademico, il ministero: uno sbaglio

30 marzo 2024
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PISA. Nessun commento. Sceglie la via del silenzio la Scuola Normale Superiore, il giorno dopo la pubblicazione della mozione approvata dal Senato Accademico in cui, tra l’altro, «si chiede al ministero degli Affari esteri di riconsiderare il "Bando scientifico 2024" emesso il 21 novembre 2023 in attuazione dell’Accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele», lo stesso "bocciato" nei giorni scorsi anche dal "parlamento" dell’Università di Torino. E allo stesso dicastero degli Esteri e a quello dell’Università e della Ricerca di «assicurare alla comunità scientifica che tutti i bandi e i progetti da essi promossi per favorire la cooperazione industriale, scientifica e tecnologica con altri Stati rispettino rigorosamente i principi costituzionali, con particolare riferimento all’articolo 11».

Evidente la volontà dell’università d’eccellenza di provare a restare fuori dalla polemica politica che si accende, comunque, anche alla luce di quanto sta accadendo in altri atenei dello Stivale: quello di Torino, ma anche a "La Sapienza" di Roma, dove gli studenti hanno occupato il rettorato proprio per chiedere lo stop agli accordi con le università israeliane. Parlano, però, gli studenti della Normale. Lo fanno con una nota in cui rivendicano la paternità della mozione approvata dal Senato Accademico. «Da settimane siamo in mobilitazione per chiedere alla nostra università di schierarsi contro il genocidio del popolo palestinese e di agire attivamente per non collaborare alla produzione di sapere tecnico a scopi militari - scrivono -. Per questo nel corso di un’assemblea plenaria abbiamo approvato una piattaforma di rivendicazioni in cui si chiedeva anche la presa di distanza pubblica dal bando di collaborazione Italia-Israele del ministero degli Esteri e abbiamo ottenuto fossero discusse le nostre richieste nel corso della riunione del Senato Accademico che si è concluso con un documento in cui la Normale si impegna a evitare ogni forma di collaborazione con la filiera bellica e la produzione di tecnologie a scopi militari o di oppressione della popolazione civile, con particolare riferimento alla situazione a Gaza e in cui chiede ai ministeri degli Esteri e dell’Università e della Ricerca di garantire il rispetto del principio di non aggressione sancito dalla Costituzione, chiedendo di riconsiderare il bando di collaborazione scientifica Italia-Israele».

Nella mozione, infatti, la Normale afferma anche «la necessità di ispirare le attività di ricerca e di insegnamento al rispetto dell’articolo 11 della Costituzione, che prescrive il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» e si impegna «a esercitare la massima cautela e diligenza nel valutare accordi istituzionali e proposte di collaborazione scientifica che possano attenere allo sviluppo di tecnologie utilizzabili per scopi militari e alla messa in atto di forme di oppressione, discriminazione o aggressione a danno della popolazione civile, come avviene in questo momento nella striscia di Gaza».

Dal ministero della Ricerca è già trapelato parecchio malumore, ma contro la Normale ha preso posizione anche Faraone (capogruppo alla Camera di Italia Viva). Si schiera nettamente dalla parte dell’istituto, invece, la senatrice Zambito (Pd): «Il Senato accademico rinuncia di fatto a un bando di collaborazione con Israele per la creazione di tecnologie civili che però potrebbero essere usate a danno della popolazione palestinese. In un momento come quello che stiamo vivendo, con la drammatica escalation militare condotta dal governo Netanyahu, viene ribadita la non disponibilità a collaborare con realtà che lavorano allo sviluppo di tecnologie belliche. Si tratta di una prova concreta di quella missione culturale e sociale che le università sono chiamate a realizzare nel Paese e che in quanto tale non dovrebbe essere strumentalizzata da chi è sempre pronto ad aizzare la polemica politica».

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