Gioco
Calcio giovanile “esclusivo”, la lettera della Polisportiva la Perla: «Molte società fanno selezione precoce, il pallone dei bambini è un’altra cosa»
La storica società di calcio di Montecalvoli: «In questi anni è cambiata la mentalità, in peggio. Dov’è finita l’importanza di far coltivare dei sogni?»
PISA. No, non sono «fisse» di genitori o nonni iperprotettivi. Né si tratta di figli o nipoti ai quali suggerire sport diversi perché «incapaci» di giocare a pallone nonostante desiderino farlo, al di là dei risultati, per il piacere di farlo. Che il calcio sia, in certi casi, diventato uno sport “esclusivo”, perché esclude i meno bravi, non è una fantasia. Lo conferma anche la presa di posizione della Polisportiva la Perla di Montecalvoli, società che da più di cinquanta anni nel calcio giovanile (dai 6 ai 12 anni) a Santa Maria a Monte.
La società ha scritto al Tirreno per unirsi «alla denuncia riportata rispettivamente da un nonno e una mamma di piccoli “giocatori” ai quali era stato negato il piacere di praticare lo sport del loro cuore. Abbiamo voluto utilizzare il termine giocatori per ribadire ancora una volta l’unico principio che guida (o dovrebbe guidare) il calcio giovanile: il gioco».
«Abbiamo osservato – racconta la Polisportiva – un cambio di mentalità da parte di molte delle società vicine o lontane, volto verso la selezione precoce, l’esasperazione della prestazione e la creazione di squadre suddivise per capacità calcistiche, con conseguente stress per la paura del fallimento e della “retrocessione”. E ancora, la mentalità del giocare “contro” un avversario e non “con” un coetaneo con i nostri stessi sogni. Quasi come se la realizzazione dei sogni dell’uno potesse infrangere i desideri dell’altro».
«Questi comportamenti trovano terreno fertile in molti genitori che, per mancanza di esperienza o convinzioni errate, scelgono per il figlio la squadra che garantisce più vittorie, in modo tale che il bambino (e forse loro stessi), si sentano dei vincenti. Le vittorie che devono essere perseguite nel calcio giovanile, e le indicazioni federali lo confermano, sono ben altre: superare i propri limiti e le proprie paure, sviluppare amicizie, stimolare l’empatia e condividere vittorie e sconfitte con i compagni. Il calcio, le sue regole, le sue situazioni e le sue magie sono solo un mezzo per poter crescere sotto tutti i punti di vista: umano, emotivo, personale, fisico e psicologico. Compito delle società è “educare” anche i genitori verso una mentalità che tenga conto delle necessità del figlio, che non possono e non devono essere solo calcistiche. Compito arduo e faticoso, ma doveroso».
Poi la Polisportiva cita i numeri: «Le statistiche riportano (nel report annuale della Figc) che solo 4 bambini su 1000 faranno almeno una presenza tra i professionisti. E gli altri 996? Il motivo per cui non faranno carriera non è certo perché hanno giocato con un compagno meno dotato, o perché il portiere della sua squadra giovanile ha incassato troppi goal. Il talento, se presente, appare sempre. Presto o tardi. E coloro che non sono dotati di talento faranno parte della schiera di milioni di persone che giocano nelle categorie inferiori o con gli amici. Vogliamo negare loro a sei, otto, o dieci anni, di apprendere le basi di questo meraviglioso sport? La nostra società calcistica, da sempre, offre a tutti i bambini la possibilità, indipendentemente dalla capacità, di giocare, crescere e sognare. La tendenza di molti genitori provenienti dai Comuni limitrofi, che si rivolgono alla nostra squadra per poter offrire ai figli una possibilità di crescita sana praticando uno sport, ci inorgoglisce; è però sicuramente preoccupante: significa che la tendenza alla selezione precoce è in aumento. Come la nostra, anche altre società sposano i nostri principi – conclude la Polisportiva – che portano a vittorie, sconfitte e pareggi. Ed allora diventa un piacere vedere, alla fine della partita, una nuvola di magliette colorate che vola verso i genitori per ricevere il loro applauso».
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