Omicidio di Barbara Capovani, il cugino dell’arrestato: «Quanti errori dei giudici, dovevano fermarlo prima» – Video
Giuseppe Peluso: «Prima o poi la bomba sarebbe esplosa. Mia zia ha fatto di tutto, ma Gianluca andava curato meglio»
PISA. Giuseppe Peluso, pizzaiolo da tempo in giro per il mondo (ha lavorato per molti anni in Russia), è il cugino di Gianluca Paul Seung, l’uomo di 34 anni arrestato con l’accusa di avere massacrato e ucciso Barbara Capovani, medico psichiatra, primario del reparto di psichiatria dell’ospedale Santa Chiara a Pisa e madre di tre figli. Ancora all’estero per lavoro, Peluso affida a un video il proprio pensiero sulla tragedia che ha portato il cugino in carcere a Pisa: «È stato sbagliato fin dall’inizio, quando Gianluca ha cominciato ad avere questi problemi di testa. Ma lui con me ha sempre ragionato, con me si è sempre comportato benissimo. Dovevano curarlo meglio»
Peluso continua: «Io me lo immaginavo che andava a finire così. Perché dai, dai, dai, la bomba esplodeva. Io do la colpa a chi è stato intorno a Gianluca in tutti questi anni. Dovevano metterlo in qualche casa di cura e curarlo. Mia zia ha fatto tutto il possibile, ha fatto davvero di tutto. Il giudice ha sbagliato con Gianluca, perché doveva metterlo dentro prima».
Il riferimento è ai procedimenti giudiziari che Gianluca Seung aveva ancora aperti, da molto tempo, in Tribunale a Lucca. «Ha sbagliato il giudice», continua Giuseppe Peluso, «che ha seguito per anni Gianluca e non ce l’ha fatta a trovare il bandolo della matassa. Solo ora lo metteranno dentro per un po’».
Adesso che c’è una donna alla quale è stata strappa la vita brutalmente, «il pensiero va ai figli della dottoressa: mi dispiace molto» sono le parole del cugino di Seung. Il quale alla domanda se si potesse evitare quanto accaduto, risponde netto: «Sì. Mia zia ha fatto di tutto. Ma l’Italia è il Paese dei balocchi. Io sono stato in Russia e lì si interviene subito su casi come questi». Peluso conclude: «Mi dispiace per tutti. Ha sbagliato ed è giusto che la paghi. Ma doveva pagarla prima, non ora. Magari l’avrebbero curato. Mettetevi una mano sulla coscienza».
Nella giornata del 25 aprile la zia di Seung, a volto oscurato e in lacrime davanti alle telecamere della Rai ha dichiarato: «Questo ragazzo giovane, questo mio nipote doveva essere curato, secondo me. Non era mia sorella che poteva fare qualcosa. Era lo Stato. Mia sorella fa fatto di tutto e di più per aiutarlo. Ma era il figlio che non voleva vedere mia sorella». La donna ha poi rivolto il pensiero alla famiglia della psichiatra: “Voglio chiedere scusa. Vorrei conoscere quei ragazzi (i tre figli di Barbara Capovani, ndr) li vorrei vedere».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
