L'imprenditore russo ospita e assume l'amico ucraino a Vecchiano: «Tutto è iniziato da una telefonata»
Si sono conosciuti a Mosca, la città di Alexander, che poi si è trasferito in Italia. «Aiuto Mikola, presto lavoreremo insieme»
VECCHIANO. Una storia di grande solidarietà che va oltre la guerra e le divisioni. Ma soprattutto una storia dal cuore grande, come quello di Alexander, 56 anni, imprenditore originario di Mosca, cittadino italiano dal 2002, che in questi giorni ospita nella sua casa, a Vecchiano, un amico ucraino, Mikola, 54 anni.
«Mikola non è fuggito dalla guerra – racconta Alexander – e anche se avesse voluto non avrebbe potuto combattere al fianco del suo popolo a causa di una invalidità. È una persona che, come me, non vuole la guerra ed in queste ore è in ansia per la sua famiglia rimasta in Ucraina. Lui laggiù non può tornare, dove vivono la moglie, l’anziana suocera e la figlia di 30 anni, laureata in medicina ed adesso in prima linea nel portare soccorso ai feriti».
I due uomini si conoscono da tempo. Una conoscenza nata per motivi di lavoro, quando Alexander viveva in Russia. Nel gennaio scorso, Mikola decide di contattare quell’amico russo, che ormai vive in Italia, per aiutarlo a cercare lavoro qui. «È stata una telefonata a riunirci – continua Alexander – . Mikola è arrivato a Milano da Kiev. Era il 29 gennaio scorso. Le tensioni tra Russia e Ucraina erano già in corso, ma nessuno pensava potesse scoppiare una guerra. Lui è giunto a casa mia il 2 febbraio e, tra cercare lavoro, mettersi in regola con il permesso di soggiorno, il conflitto che è divampato, non è potuto tornare indietro. La mia abitazione è diventata la sua».
Alexander, che è da tempo anche volontario della Misericordia di Vecchiano e quindi ben integrato a livello locale, sta per aprire un’attività edile sul nostro territorio e assumerà Mikola come suo dipendente. Un bel gesto di collaborazione e solidarietà.
«Per entrambi – racconta Alexander – sono giorni molto difficili. Il mio lavoro è fermo, come il mio conto corrente in banca. E sono già un paio di settimane che non riesco più a mettermi in contatto con mia madre che vive a Mosca. Io sono figlio unico, venuto in Italia per amore, dove mi sono sposato e dove è nata mia figlia. E non avere più notizie di mia madre mi addolora molto, come questa guerra senza senso. Putin si sta comportando come un dittatore sanguinario. Non si possono uccidere donne e bambini e bombardare città, deve essere fermato».
«Mikola, viste le normative internazionali relative alla crisi in atto, ha ottenuto un permesso di soggiorno di due anni nel nostro Paese. Un passaggio importante che servirà a Mikola anche per lavorare, visto che la sua decisione è quella di rimanere un cittadino indipendente e di non avvalersi dello status di profugo», affermano il sindaco Massimiliano Angori e l’assessora alle Politiche del Volontariato, Mina Canarini.
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