Occhio al voto di maturità, potrebbe essere decisivo per andare all'Università
Pisa: numerosi dipartimenti dell'ateneo pisano favorevoli all'utilizzo del risultato dell'esame come criterio di accesso ai corsi a numero programmato. Ma gli studenti dicono no
Sono diversi i disagi causati dal Covid-19 alla popolazione studentesca. Tra questi c’è sicuramente la questione, ancora irrisolta, dei test d’ingresso per accedere ai corsi universitari a numero programmato locale, gestiti dai singoli atenei. Questione che è ben presente anche nell’agenda dell’Università di Pisa: come coniugare la gestione di un alto numero di studenti con la necessità del distanziamento sociale?
La domanda non è certo banale, e tra le ipotesi che stanno assumendo una sempre maggiore concretezza all’interno degli organi d’ateneo, c’è la possibile introduzione del voto di maturità come criterio di sbarramento.
Una vera e propria spada di Damocle per gli studenti dell’ultimo anno delle superiori che si stanno preparando proprio in questi giorni ad affrontare la prova conclusiva prima del percorso universitario. «Il rettore e l’amministrazione non intendono fare né i test di accesso per i corsi a numero programmato locale, né introdurre la modalità Tolc@casa, che prevede l’utilizzo di dispositivi mobili piuttosto costosi», spiega Gabriele Montani, coordinatore dell’Unione degli universitari-Das di Pisa. «L’adozione del voto di maturità come criterio per ammettere o meno gli studenti che escono dalle scuole superiori è già in discussione negli organi periferici dell’università. Inizialmente c’era solo il voto di maturità, poi forse si sta pensando di introdurre anche una soglia nella quale si prevede un ulteriore accertamento delle conoscenze».
Ad ora diversi corsi di studio hanno deliberato, in sede di consiglio di dipartimento, a favore del voto di maturità. In più per il corso di Lingue, fanno sapere dal Das, al risultato della prova di maturità si aggiungeranno anche i voti ottenuti dagli alunni nelle varie lingue di studio nel corso dell’ultimo anno scolastico. Tuttavia, come spiega Gabriele, l’iter prevede anche altre tappe: «Una volta concluse tutte le consultazioni all’interno dei vari corsi a numero programmato, il materiale arriverà agli organi centrali e verrà votato». Nello specifico, si aspetta intanto il 29 maggio, quando ci sarà il Senato accademico.
E se la decisione ultima non è stata ancora presa, l’ipotesi trova comunque spazio di discussione, anche se l’associazione degli universitari si è da subito schierata contro: «Il voto di maturità creerebbe troppe disparità tra territorio e territorio, ma anche tra i diversi istituti e scuole. Senza contare che non c’è stato alcun preavviso per gli studenti. Per questo le nostre proposte prevedono l’introduzione, per quanto possibile, di test orali per la valutazione delle conoscenze, anche se ci è già stato detto di no a causa dell’elevato numero di possibili iscritti, che impegnerebbe le commissioni per oltre un mese solo per un test di accesso. L’altra nostra proposta, presa in considerazione, è la sospensione per quest’anno del numero programmato. Tuttavia, si tratta di un provvedimento complesso perché se soltanto Pisa togliesse a livello locale il numero di accesso per alcuni corsi, c’è il rischio di creare una sovra-iscrizione e quindi una disparità con gli altri atenei».
Ma, oltre al nuovo utilizzo del voto di maturità, ci sono anche altri settori che angustiano il mondo degli universitari: dalla necessità di rimodulare le tasse tenendo conto della situazione Covid, alla chiusura delle aule studio, non ancora accessibili per ragioni di sicurezza.
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