Il Tirreno

Pisa

la camera ardente a san martino ulmiano 

È morta Osvalda Giardi, icona dello sport pisano

Antonio Scuglia
È morta Osvalda Giardi, icona dello sport pisano

Nazionale di atletica nel dopoguerra, il suo record italiano del salto in alto restò insuperabile per sette anni

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Un grave lutto ha colpito ieri lo sport pisano: è scomparsa la campionessa di salto in alto Osvalda Giardi, classe 1932, una delle icone dell’atletica italiana nel dopoguerra. È stata uccisa da una grave malattia; la camera ardente è stata allestita nella sua abitazione a San Martino Ulmiano, in via Garcia Lorca, da dove oggi alle 15.30 muoveranno le esequie verso il cimitero suburbano di via Pietrasantina a Pisa, a cura delle onoranze funebri Tozzini.

Giardi fu una bandiera del Cus Pisa, che ha salutato con tristezza la sua scomparsa. Otto volte campionessa italiana assoluta del salto in alto tra il 1954 e il 1966, e due volte nel pentathlon, vestì 23 volte la maglia azzurra tra il 1954 e il 1966.

Nel 1962, a Bergamo, battè il record italiano nel salto in alto: superò l’asticella posta ad 1 metro e 67, e il suo primato resistette quasi fino al 1969.

La notizia della morte di Osvalda Giardi è stata data ieri mattina dal sindaco di San Giuliano, Sergio Di Maio. «Nell’immediato dopoguerra, – racconta – con il rientro dei superstiti dai vari fronti e la ripresa di una vita quasi normale, nacquero a Pisa diverse società sportive. Come l’Aquila Bianca e l’Edera Sportiva, che con modestissimi mezzi e tra tante difficoltà, cercarono di ricostruire un patrimonio perduto: il lustro che la città si era guadagnata nella regina degli sport, l’atletica. Dall’esperienza di queste società nacque nel 1954 l’Atletica Cus Pisa. Società che nello stesso anno conquistò i primi titoli nazionali: con Manlio Cristin nel martello e la nostra Osvalda Giardi nel salto in alto. Osvalda, che tanto onore ha portato alla nostra comunità, ci ha lasciato: una notizia che ha suscitato una forte commozione nell’ambiente dell’atletica e tra tutte le persone che la conoscevano. A nome personale e di tutti i sangiulianesi le mie più sentite condoglianze a tutti i suoi cari».

L’ha ricordata con commozione anche Ida Niccolini, vicepresidente nazionale della Fidal: «All’inizio della mia carriera mi allenava Danilo Pacchini, che era anche il suo preparatore. Con noi c’erano anche Nicoletta Ciangherotti e Lisa Artigiani. Osvalda era eclettica e poliedrica, entrava in pedana con grande grinta: veramente una bella persona, un emblema della nostra città».

Spiega il professor Carlo Bastianini, uno dei tecnici più prestigiosi dell’atletica italiana: «Osvalda ha avuto modo di realizzare due volte il record italiano fino alla misura di 1.67, misura ottenuta col suo personale stile di salto (un misto di horine e ventrale), tecnica molto meno efficace del moderno fosbury. E la sua carriera non era affatto comoda: il suo lavoro presso l’allora Marzotto sottraeva all’atletica tempo ed energie». —





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