Farmigea, a 70 anni sfida internazionale
L’azienda di Ospedaletto apre a Londra, ora punta su Polonia e Spagna
PISA. Sullo schermo scorre un filmato di pochi minuti. Una sequenza di immagini senza musica, solo rumori reali. Il riassunto di una giornata tipo. La timbratura del cartellino, gli operai che arrivano quando ancora è buio, poi gli impiegati, gli amministratori, i pasti nella mensa, le fasi della produzione, uffici e computer. Via Oliva, Ospedaletto, sede della Farmigea. L’azienda farmaceutica, tutta pisana, che ha brevettato il collirio monodose senza conservanti. Nell’aprile scorso Farmigea ha festeggiato i suoi primi 70 anni. Stessa età per Federigo Federighi, il presidente. Sala riunioni, primo piano. Al tavolo c’è anche Mario, fratello di Federigo, amministratore delegato.
Fase di cambiamenti e nuove strategie. Federigo ha da poco chiuso la sua quadriennale esperienza da presidente dell’Unione Industriale Pisana. Mario guarda oltre, si appassiona nello spiegare perché Farmigea, con sempre maggiore convinzione ed energie, punta ai mercati esteri. La sfida epocale di un’azienda le cui origini «sono in quel sottoscala», dice Mario. Il riferimento è alla sede storica dell’azienda, uno stabile di via Carmignani, dietro al Teatro Verdi.
Dal 2001 il trasferimento degli uffici nell’edificio di Ospedaletto, prima adibito solo a magazzino e reparto produttivo. Da allora «una crescita tumultuosa», definizione del presidente, con un fatturato passato da 17 miliardi di lire a 40 milioni di euro. La storia racconta che Farmigea, un piccolo opificio di cosmetici nato a Pisa il 4 aprile 1946, venne rilevato da Antonio Federighi, imprenditore agricolo. I vertici attuali si insediano quindici anni fa, a seguito di una classica operazione di family buyout da parte della terza generazione Farmigea. «Ora siamo diventati un’azienda media, ma sempre gestita da una famiglia», dicono i Federighi. Ricerca, produzione e distribuzione di prodotti tutti concentrati nell’oftalmologia. «Una nicchia del mercato farmaceutico, intorno al 2% complessivo, dalla quale non abbiamo interesse ad uscire. Tra le trenta aziende del comparto in Italia, siamo la sesta del ranking, dunque tra le dieci più importanti. Abbiamo prodotti affermati ai quali abbiamo progressivamente affiancato anche la promozione del brand e la sua riconoscibilità», specifica Mario Federighi.
Ora i nuovi scenari. «Ragioniamo sui prossimi settant’anni dell’azienda, serve correre per stare sul mercato globalizzato. Facciamo investimenti in produzione da 1,5 milioni di euro l’anno. Ci vuole gradualità e pianificazione. Però abbiamo plus che ci possono permettere di vedere oltre i nostri confini, anche se, purtroppo, senza i necessari supporti di un Paese burocratizzato e lento». I prodotti Farmigea si trovano in 50 Paesi. «La mia mansione di ad - spiega Mario Federighi - è far sviluppare la presenza internazionale diretta, ma questo non significa decentrare la produzione. Il centro resta Pisa. Abbiamo aperto la prima filiale in Inghilterra: da un anno esiste Farmigea Uk, con base a Londra, Brexit o non Brexit. Abbiamo acquisito il 40% del nostro distributore polacco (Vidi), faremo il lancio del listino polacco nel marzo dell’anno prossimo. Stesso concetto con la Spagna, prossimo obiettivo la Francia. Gli obiettivi sono ambiziosi, i risultati ci stanno confortando». Ma ci sono assunzioni in vista? «Il personale è già sufficiente, eticamente come imprenditori abbiamo sempre assicurato il ricambio dei dipendenti, e mai fatto ricorso alla cassa integrazione».
Con Mario Federighi impegnato sempre più sul fronte internazionale, per la prima volta in azienda è stato nominato un direttore generale. L’incarico è stato assegnato a Roberta Russo, già responsabile delle risorse umane dell’azienda. Non stupisce questa scelta “rosa” e giovanile, visto che alla Farmigea l’85% sono donne e che l’età media è di 38 anni. «Avevamo necessità di potenziare la governance a fronte delle nuove e più ampie strategie aziendali - dicono i Federighi -. Abbiamo scelto una persona che lavora con noi da 15 anni, che conosce l’azienda e le forse umane che la compongono». Roberta Russo parla del suo incarico come di «una bella sfida in un momento importante dell’azienda. Spero di fare bene, con attenzione alle persone».
La sfida oltre confine viene affrontata da Farmigea con un listino dove quasi tutti i prodotti sono di proprietà, pochissimi quelli in vendita su licenza. «Quest’anno abbiamo avuto la migliore performance nell’oftalmico e la farmaceutica è uno dei settori dove di evidenziano segnali di ripresa. Il discorso è semplice: se le persone hanno maggiore potere d’acquisto pensano di più alla salute». Farmigea sta lavorando al lancio di due progetti nuovi in Italia e 10 in Europa, lo sviluppo avviene in collaborazione con il Cnr e l’Università di Pisa. «Nell'oftalmico siamo rimasti in pochi: 15 in Europa, di cui 8 in Italia - concludono i Federighi - per questo l’entusiasmo non dovrà mai venire meno».
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